Archive | Web
E-book… Parliamone
La grande diffusione di e-book reader avvenuta nel biennio 2006/07 segna una svolta storica per la divulgazione dei libri in formato elettronico. È proprio in questo periodo che Amazon lancia il suo lettore, Kindle, a cui segue una sfrenata pubblicità allo scopo di accaparrarsi la neonata fetta di mercato. Numerose aziende investono in questo settore e la concorrenza cresce: tuttavia non c’è voluto molto tempo per capire il fallimento del mercato degli e-book, sono invece ancora da capire le reali motivazioni di un simile insuccesso.
Il primo fattore negativo che salta all’occhio è sicuramente quello legato al cambiamento di tecnologia. La praticità di un libro cartaceo è innegabile ed i lettori di e-book attualmente non offrono una valida alternativa. Questo aspetto rappresenta certamente un freno che tuttavia può spiegare una lenta ascesa ma non certamente lo stallo a cui si assiste.
In effetti, l’insicurezza legata al cambiamento tecnologico è da valutarsi in combinazione con un altro aspetto, ben più importante, che è il prezzo.
Le regole di mercato, infatti, ci dicono che il prezzo di un bene è influenzato non soltanto dai costi di produzione e dalla concorrenza nel settore, ma anche da come ciascuno percepisce l’utilità di quel bene per soddisfare i propri bisogni. In parole povere, il prezzo di un bene va legato a quanto la gente è disposta a spendere per acquistare quel bene.
Poiché i costi di produzione di un e-book sono praticamente nulli, il prezzo a cui vendere un e-book è da stabilire, conseguentemente a quanto detto, esclusivamente dal valore che l’autore attribuisce alla sua opera.
È evidente, pertanto, che il prezzo di lancio nella nuova frontiera degli e-book nel mercato non è stato valutato correttamente, conclusione alla quale si giunge semplicemente osservando la quota di mercato (in Italia) pari allo 0,04%, rispetto al formato cartaceo, nonostante il numero di lettori sia in leggero aumento, precisamente dell’1,7% rispetto ai due anni passati (fonte dei dati percentuali: Associazione Italiana Editori, pubblicati ad ottobre 2011).
In effetti, mi chiedo, chi è disposto a spendere oltre 200 € per un e-book reader (equivalente a circa 15 libri), ai quali poi deve aggiungere il costo per ciascun e-book da leggere? …in tempo di crisi?!!
In Italia esiste già di per sé una preoccupante mancanza di cultura della lettura: i rapporti ISTAT (pubblicati a maggio 2011 e relativi all’anno 2010) indicano che la maggior parte della gente non legge neppure un libro all’anno e che, fra i lettori, si legge comunque mediamente “poco”.
C’è comunque qualcosa di strano: la Rete è piena zeppa di e-book scaricabili gratuitamente, pertanto è curioso che il trend di lettori aumenti di percentuali così basse. Come può essere spiegato questo fatto?
Leggere… leggere!
Il “mancato” aumento può derivare dal fatto che la maggior parte degli e-book vengono letti da persone giovani o comunque da coloro che abbracciano le nuove tecnologie. In effetti, una prerogativa base per accedere ad un e-book è l’accesso alla Rete ed il padroneggiare i motori di ricerca. Anche se la tecnologia sta proponendo numerose soluzioni alternative, come ad esempio l’accesso ad internet direttamente tramite smartphone, da iPad o dall’e-book reader stesso, questi accessi sono praticamente sempre limitati ai soli negozi, ovvero alle librerie online, nascondendo invece le reali estensioni del fenomeno – fatto che, d’altro canto, ci porta a rimproverare la mancanza di software libero nei dispositivi e, conseguentemente, di libertà di scelta!
A corroborare l’ipotesi suddetta viene incontro lo studio spiegato nel testo “Diffusione E-Book:Trends E Statistiche – Springer Report 2008“ pubblicato su masternewmedia.org, i cui risultati mostrano che – cito testualmente – “la maggior parte degli utenti utilizza gli e-book per scopi di ricerca e di studio e che i tipi di e-book più ricercati sono i libri di testo e le ricerche”.
Risultato comprensibile, poiché la Rete è da sempre un luogo dove la condivisione regna sovrana e dove la diffusione di e-book trova terreno fertile grazie alla semplicità e rapidità di ricerca dei contenuti.
Nel rapporto “Dal libro ell’e-book. Nuovi strumenti per leggere“ (scaricabile in pdf) di Francesca Vannucchi, pubblicato per l’Osservatorio permanente europeo sulla lettura, si legge un’interessante conclusione. Secondo l’autrice, infatti,«la lettura di libri e l’uso delle nuove tecnologie sono ambiti strettamente collegati, sebbene appaiano mondi contrapposti. L’individuo che possiede un basso livello culturale è maggiormente propenso ad avere con le tecnologie un rapporto poco approfondito e consapevole, orientato esclusivamente verso il gioco e lo svago. Lo stesso si può dire per una società. La rete, invece, può offrire contenuti di qualità (…)».
Nello stesso testo l’autrice fa anche riferimento ad un’indagine di Antonello Scorcu e Edoardo Gaffeo pubblicata in “Il ritorno economico della lettura” che evidenzia l’influenza che la lettura ha sull’aumento del PIL pro-capite.
A maggior ragione, quindi, è necessario riflettere su quanto visto finora.
Verso una nuova educazione alla lettura
La diffusione degli e-book, in sintesi, è fortemente rallentata da due fattori principali che sono di stampo culturale ed economico. Per migliorare la situazione occorre adottare politiche di sensibilizzazione alla lettura che facciano percepire alla gente il reale e concreto vantaggio annesso alla lettura ed offrire spunti per “ammazzare” il tempo leggendo (in molti Paesi è normale leggere qualcosa sui mezzi pubblici o in attesa dell’autobus) e magari guardando meno televisione. Contemporaneamente, il mercato deve ridurre i prezzi che, come abbiamo visto, per il formato elettronico sono ingiustificati dato che il sistema esclude i costi maggiori legati al trasporto ed alla stampa.
In ogni caso, libri cartacei ed elettronici non vanno considerati come alternativi ma come complementari. È abbastanza intuitivo che ciascuno ha delle preferenze personali su un formato o sull’altro, tuttavia non ci sono ragioni per limitare la scelta ad uno solo dei due. In particolare, l’acquisto di un libro in formato cartaceo dovrebbe garantire l’accesso anche ad una copia elettronica dello stesso testo e l’acquisto di un e-book andrebbe incoraggiata sia con prezzi ragionevoli e perlopiù simbolici che con campagne di informazione sui formati aperti e sui libri gratuiti.
Gli e-book reader, invece, hanno ancora costi inaccessibili e come tali non potranno che perdere di attrattiva man mano che i telefonini garantiranno facile lettura ed accesso ai libri.
In effetti, la diffusione degli e-book potrebbe essere fortemente incentivata sfruttando le capacità di condivisione della Rete. A titolo di esempio, nelle scuole dell’obbligo si potrebbero comprare i libri in formato elettronico pagando direttamente l’autore (con fortissimi risparmi) e distribuire a tutti gli studenti una copia del file da usare per scopi didattici. Nulla vieta di disporre anche di alcune copie in formato cartaceo per chi preferisce il “vecchio” stile.
D’altra parte gli e-book non sono un prodotto destinato solamente ad essere letto. Oggi la strumentazione e la tecnologia permettono a chiunque di scrivere il proprio e-book senza passare per intermediari e di conseguenza il numero di e-book è destinato a crescere in modo incalcolabile. A mio avviso, infatti, il trend del numero degli e-book e della loro qualità nei contenuti sarà presto paragonabile a quello che è stato il successo dei blog.
C’è da capirlo: la battaglia sull’informazione passa anche per l’abitudine a leggere! Almeno per questo post, me lo auguro, che la lettura sia stata gradevole e incoraggiante!
Nazioni Unite: «L’accesso ad internet è un diritto»
Che la Rete fosse un importante strumento di comunicazione è noto. Che lo sia al punto che l’ONU consideri il suo libero accesso un diritto umano è una notizia che arriva ben accolta! Il rapporto delle Nazioni Unite, “Report of the Special Rapporteur on the promotion and protection of the right to freedom of opinion and expression, Frank La Rue” visualizzabile tramite Scribd a questo indirizzo, parla chiaro sull’importanza attribuita alla libera informazione tramite la Rete.
Una delle motivazioni cardine è data dalla natura stessa della Rete, che permette e incentiva la collaborazione di massa.
Seoncod Frank La Rue, infatti, “Internet è diventato un mezzo indispensabile per la realizzazione di tutta una serie di diritti umani, combattendo l’ineguaglianza e accelerando lo sviluppo e il progresso, assicurare l’accesso universale a Internet dovrebbe essere una priorità per tutti gli stati”. La Rue prosegue sottolineando la fondamentale importanza della Rete per la partecipazione attiva e sollecitando gli stati ad adottare politiche volte a favorire l’accesso libero alla rete.
Per approfondimenti vi into alla lettura del bellisimo testo di Enrica Garzilli.
Internet under 18 e sessualità
Il Safe Internet Day è la giornata europea per la sicurezza in rete che rivolge particolare attenzione nei confronti dei minori. Quest’anno è stato celebrato l’8 febbraio e l’accento posto sulle differenze fra virtuale e reale. Nello stesso periodo Save the Children ha pubblicato un rapporto relativo alla sessualità e internet fra gli adolescenti. I dati emersi indicano che il tema è, in generale, poco conosciuto dai ragazzi e dai genitori che vegliano su di loro. Vediamo di cosa si tratta e come interpretare i risultati dei rapporti – scaricabili tramite i link in fondo all’articolo.
I comportamenti dei ragazzi
Una delle prime cose rilevate riguarda il modo in cui i ragazzi, soprattutto i più piccoli, vivono l’universo in rete. Molto spesso essi confondono Internet come una vita virtuale, staccata e diversa dalla realtà. Talvolta, nei casi più difficili, arrivano a costruirsi una nuova identità, nella quale vivono ed esprimono una personalità che corrisponde a ciò che vorrebbero essere.
D’altra parte gli adolescenti, in generale, dichiarano che per loro è più semplice esprimersi tramite il web e sono sempre più desiderosi di farlo. Per il dialogo preferiscono i social network e spendono anche oltre due ore quotidiane in Rete.
Non tutto questo tempo, naturalmente, è dedicato alla sessualità. In effetti, la quasi totalità dei ragazzi e delle ragazze indica di utilizzare i social network per essere in contatto con amici e parenti, con adulti e qualche volta con persone “sconosciute” (che nel 14% dei casi sono adulti). Di questi contatti, tuttavia, pochi sono quelli con cui dialogare dei propri comportamenti legati al sesso ed anzi l’interlocutore favorito resta il migliore amico o un compagno di scuola.
Il tempo trascorso su internet e legato alla sessualità è invece speso principalmente in siti con contenuti per adulti, il cui facile accesso rende i ragazzi precoci nel sesso. Una cosa, va detto, che rientra nella normalità dei comportamenti adolescenziali. La vera “novità” è invece il fatto che la pratica dello scambio di materiale a sfondo sessuale non sembra preoccupare eccessivamente gli adolescenti di ambo i sessi, i quali tuttavia esprimono differenti sensazioni al riguardo.
I ragazzi dichiarano per lo più di aver provato sensazioni positive e di curiosità, motivate generalmente da ragioni di autostima, per sentirsi interessanti, sexy e ricevere complimenti. Le ragazze, invece, partecipano agli scambi di materiale a sfondo sessuale per farsi notare ed attirare l’attenzione del ragazzo che le piace e solo in qualche caso sono motivate da interessi materiali come il ricevere regali e ricompense o ricariche telefoniche.
“Gli adolescenti - spiega Barbara Forresi, Coordinatrice del centro studi e ricerca di Telefono Azzurro – riconoscono di lasciarsi andare più facilmente quando navigano e di riuscire a fare conoscenza con tante persone.”.
Come tutti i ragazzi della loro età tendono comunque a nascondere i propri genitori questi comportamenti, facendo attenzione a non essere “scoperti”.
I pericoli a cui vanno incontro
Sempre considerando il legame con la sfera sessuale, i ragazzi non sono esenti dai pericoli che derivano da un uso inconsapevole della Rete. Uno di questi, a cui rivolgere particolare attenzione, è l’adescamento, dall’inglese “grooming”. Si tratta di una tecnica utilizzata dai pedofili e dai malintenzionati che consiste nell’ingannare il proprio interlocutore, fingendosi a lui vicino sentimentalmente ed emotivamente, per poi organizzare un appuntamento.
I dati indicano che un ragazzo su due viene contattato da sconosciuti e, di questi, uno su 5 accetta l’incontro ed è, pertanto, in potenziale pericolo. I ragazzi, va detto, sono consapevoli di questi rischi, sono vigili e attenti a non cadere nelle mani dei malintenzionati, tuttavia la loro contromisura principale consiste semplicemente nel fidarsi del loro istinto e questo li rende vulnerabili.
I genitori, dal canto loro, sono preoccupati ma, curiosamente, non adottano contromisure quali gli strumenti software di supervisione – i cosiddetti parental control, di cui solo 8 su 100 ne sono a conoscenza – ed anzi è pratica diffusa l’utilizzo di internet come baby-sitter.
La conseguenza è che i ragazzi finiscono per interagire sempre più con il computer, creando deficit nelle relazioni interpersonali reali. Questo li spinge a costruirsi personalità legate alla rete, talvolta immaginarie, e tendono poi maggiormente a fidarsi dei propri interlocutori online, anche se si tratta di persone sconosciute.
Ciò, va specificato, non rappresenta una situazione tipica ed anzi fortunatamente è rappresentativo di una minoranza di casi. L’interlocutore sconosciuto, inoltre, non sempre è un malintenzionato: può trattarsi anche di uno scherzo dei compagni o di un amico timido.
Il fenomeno, tuttavia, è in leggera crescita e può essere riconosciuto da alcune evoluzioni tipiche: inizia da normali e semplici conversazioni, poi passa attraverso promesse varie ed infine c’è la richiesta di incontro.
Dall’inchiesta di azzurro.it si legge che i malintenzionati sono quasi esclusivamente maschi, senza distinzioni culturali, religiose o di altro genere. Essi ricercano le vittime con cura e criterio, preferendo le ragazzine intorno ai 13 anni.
A spiegare meglio il fenomeno è Domenico Vulpiani, Dirigente Generale della Polizia di Stato e Consigliere del Ministro dell’Interno. Secondo Vulpiani, infatti, i soggetti più vulnerabili e più esposti sono i minorenni, i quali possono “subire facilmente furti o manipolazioni dei dati personali, adescamenti, minacce, estorsioni, episodi di bullismo”. Vulpiani conferma che i rischi aumentano quando si accettano appuntamenti da persone conosciute online. I ragazzi abituati a vivere attraverso la rete “tendono a dissociare le comunicazioni dalle persone che le sostengono”.
In altre parole, la percezione dei rischi e la loro pericolosità sono molto bassi ed è importante essere sempre vigili. Secondo Telefono Azzurro la quasi totalità dei rischi sarebbero scongiurabili attraverso la guida e la supervisione di un adulto.
Gli adolescenti, quindi, vanno invitati alla prudenza ed i genitori alla formazione.
A questi scopi sono nati diversi programmi di formazione, dei quali citiamo La scuola ricomincia navigando per un utilizzo sicuro e responsabile della rete e Web in cattedra rivolto alla formazione del personale docente. Entrambi sono progetti in collaborazione con Microsoft attraverso il portale www.apprendereinrete.it
All’interno dei link sopracitati ci sono le informazioni specifiche per i ragazzi e per gli adulti.
Cosa fare?
In conclusione, vediamo gli aspetti principali per ridurre al minimo i rischi di adescamento.
In aiuto ci viene il Capitano Luigi Mancuso, Comandante della IV sezione Nucleo Investigativo Carabinieri di Roma, il quale sottolinea come, “in linea di massima è bene non divulgare mai informazioni personali o sulla propria famiglia”.
“Un campanello di allarme importante – prosegue - è la richiesta, da parte di una persona conosciuta online, di mantenere tale amicizia un segreto, richiesta che segue spesso quella di incontrarsi di persona”.
La chiave, pertanto, sta nella formazione e nelle campagne di sensibilizzazione sul tema, specialmente verso gli adolescenti, poiché attraversano quella fase in cui sono più facilmente esposti ad attività rischiose. I genitori, da parte loro, “devono aggiornarsi ed imparare ad usare le nuove tecnologie e gli strumenti di controllo.”.
Restano validi i consigli più generali: non accettare mai inviti da persone conosciute online né fidarsi delle immagini sui social network poiché possono facilmente essere falsificate.
Fonti:
- http://test.sicurinrete.it/
- http://www.pariopportunita.gov.it/quinonsitocca
- Azzurro Child (vedi numeri di febbraio, maggio e ottobre 2010)
- Save the Children – Sessualità ed Internet: i comportamenti dei teeneger italiani.
- Guida per i genitori (2009)
IPv6 e il futuro di Internet
IPv6 è il nuovo sistema di assegnazione di indirizzi IP per internet. Un indirizzo IP è un numero associato singolarmente ad un computer per individuarlo nell’universo della Rete. Il sistema che regola l’assegnazione degli indirizzi nasce nei primi anni ’80 per consentire comunicazioni remote attraverso la Rete che via via diveniva sempre più intricata. La distribuzione avviene invece a blocchi ed è compito di IANA (Internet Assigned Numbers Autority), un’autorità riconosciuta a livello mondiale. La quantità di blocchi assegnati, col passare del tempo e l’aumentare dei computer connessi, è andata via via aumentando ed oggi non ci sono più blocchi disponibili. Ciò significa che a breve saranno esauriti e con essi a poco a poco anche la totalità degli indirizzi IP ancora utilizzabili: siamo vicinissimi alla fine della corsa.
Il fenomeno è “causato” dalla continua richiesta di indirizzi dovuta all’entrata nel mondo delle telecomunicazioni digitali di Cina, India, Australia e delle isole del Pacifico. Inoltre, la speranza è quella di dotare di connessione anche altri paesi in via di sviluppo, come il centro Africa ed il Sud America, che comporteranno un’ulteriore richiesta di indirizzi internet.
Ciononostante la Rete non si fermerà e, grazie al nuovo sistema di indirizzi internet, IPv6, si potranno soddisfare tutte le richieste di allocazione in un numero praticamente illimitato di indirizzi usufruibili.
Come funziona Internet
Le comunicazioni digitali avvengono attraverso un continuo interscambio di messaggi fra mittente e destinatario. Entrambi, quindi, per poter comunicare devono conoscere la posizione dell’altro interlocutore, ovvero del suo indirizzo IP. La Rete, in effetti, ha un’estensione di livello planetario ed è estremamente intricata e, per assicurare che ciascuna comunicazione vada a buon fine, è necessario utilizzare diversi protocolli, ovvero delle regole universali prestabilite ed adottate dalla totalità dei computer.
Il protocollo attualmente adottato per la gestione degli indirizzi IP si chiama IPv4. Una regola di IPv4 è che ciascun indirizzo IP sia univoco, a livello mondiale, per ogni computer connesso alla Rete.
Più in profondità, le comunicazioni fra macchine avvengono attraverso l’interscambio di piccoli messaggi, detti pacchetti, i quali contengono sia il corpo del messaggio che le informazioni necessarie al destinatario per risalire al mittente, ovvero l’indirizzo IP del computer che spedisce il pacchetto. Tali informazioni sono contenute all’interno del pacchetto stesso, in una porzione di memoria riservata a questo scopo.
Ciascuno di questi indirizzi IPv4 ha un dimensione fissa, per questo si dispone di un numero limitato di indirizzi assegnabili, la cui quantità teorica è di circa 4 miliardi. Ricordando che gli indirizzi sono assegnati in modo univoco, concludiamo che possono essere connessi ad internet al massimo altrettanti computer. Ciò, in realtà, è vero solo in parte poiché molti indirizzi sono riservati per altri scopi e, in attesa della soluzione definitiva, sono state adottate alcune tecniche per aggirare il problema.
Il passaggio a IPv6
Tale soluzione finale per non restare a secco di indirizzi, apparentemente banale, è quella di aumentare il numero di indirizzi disponibili. Lo scopo è di renderlo sufficientemente grande da assicurare di risolvere una volta per tutte il problema.
Tuttavia, per aumentare la quantità di indirizzi disponibili occorre modificare le regole già consolidate di IPv4 e questo comporterà che i circa 4 miliardi di computer dovranno tutti cambiare protocollo di comunicazione.
Il nuovo sistema di indirizzamento, come abbiamo visto, si chiama IPv6 ed è per certi aspetti analogo al suo predecessore. IPv6 dispone di più di 340 sestilioni di combinazioni possibili. Il valore è estremamente elevato e prevede diverse innovazioni nella distribuzione degli indirizzi internet.
Fino ad oggi, va detto, l’adozione di IPv6 è stata lenta, tuttavia il problema si è ora concretizzato: le stime indicano che verso novembre 2011 non ci saranno più indirizzi IPv4 disponibili. Ciò significa che il passaggio alla nuova tecnologia sarà forzato. Tale passaggio non sarà immediato ed anzi richiederà diversi anni, durante i quali IPv4 e IPv6 saranno adottati in parallelo. Dopodiché, una volta che IPv6 sarà completamente rodato, IPv4 potrebbe sparire completamente.
Durante questa fase di coesione occorrerà aggiornare i dispositivi per far sì che possano interpretare correttamente i pacchetti IPv6. Contemporaneamente, essendo arduo sostituire tutti i dispositivi di rete nel mondo, si procederà a garantire l’interoperabilità via software. Nel frattempo, inoltre, occorrerà aggiornarsi e testare i propri computer per verificare la compatibilità con IPv6. A tal fine sono stati creati numerosi servizi, ad esempio IPv6 test, collegandosi ai quali si ottengono le informazioni necessarie.
Agli utenti, tuttavia, il passaggio sarà del tutto trasparente, in particolar modo coloro che hanno un computer recente. In un articolo pubblicato sul quotidiano on-line “La Stampa” si legge che i «proprietari di router che hanno meno di due anni di vita circa e di pc che installano Windows Vista e Windows 7 o l’ultima versione di Mac OS X non dovranno preoccuparsi di nulla. Chi ha ancora il vecchio Windows Xp, invece, sarà chiamato a una operazione in più, non troppo complessa, per riuscire a vedere i siti che si appoggeranno all’Ipv6.». Per questi ultimi segnalo la guida “Abilitare IPv6 su Windows XP” su Geekissimo. Gli utilizzatori di Linux, invece, grazie ai continui aggiornamenti del kernel, sono in gran parte già pronti al passaggio finale.
La giornata dedicata al test finale è l’8 giugno 2011, definito “World IPv6 Day”, in occasione della quale Google, Facebook, Yahoo ed altri “big” adotteranno per la prima volta il nuovo protocollo. Da quel momento e fino al 2025 si entrerà nella fase di passaggio suddetta.
Immagine in alto di Marketing Journal.
Diamo all'Italia una strategia digitale

Agenda Digitale è un appello rivolto alle forze politiche al fine di sollecitare il loro impegno verso l’utilizzo della Rete e per sfruttare le opportunità che essa offre. Il sistema economico mondiale sta subendo un mutamento sempre più radicale grazie all’avvento delle nuove tecnologie, di cui Internet ne è la madre. I Paesi che intendano adattarsi a questa innovazione devono ricorrere allo studio di una strategia digitale. La quasi totalità delle nazioni in tutto il mondo si è mossa ed è ora dotata di una strategia digitale oppure è in procinto di finalizzarla. Poiché l’evoluzione tecnologica è determinante ai fini degli sviluppi economici, Agenda Digitale chiede di sottoscrivere un appello volto a sollecitare l’adozione di una seria strategia per l’Italia.
L’idea è quella di prendere esempio dalle altre nazioni. Di seguito, il testo completo tratto da www.agendadigitale.org:
«L’Italia riparta da Internet e dalla tecnologia
Per i giovani che si costruiscono una prospettiva, per le piccole imprese che devono competere nel mondo, per i cittadini che cercano una migliore qualità della vita, l’opportunità offerta dalla tecnologia è irrinunciabile.
Il XIX secolo è stato caratterizzato dalle macchine a vapore, il XX secolo dall’elettricità. Il XXI secolo è il secolo digitale.
La politica ha posto la strategia digitale al centro del dibattito in tutte le principali economie del mondo. Ma non in Italia.
Eppure in Italia metà della popolazione usa Internet. La tecnologia è parte integrante della vita quotidiana di milioni di cittadini. Studenti, lavoratori, professionisti e imprenditori si confrontano costantemente con i rischi e le opportunità determinate dall’innovazione tecnologica.
Siamo convinti che affrontare con incisività questo ritardo, eliminare i digital divide, sviluppare la cultura digitale con l’obiettivo di conquistare la leadership nello sviluppo ed applicazione delle potenzialità di Internet e delle tecnologie, costituisca la principale opportunità di sviluppo, con benefici economici e sociali per l’intero Paese.
Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche, nessuna esclusa, sollecitando il loro impegno a porre concretamente questo tema al centro del dibattito politico nazionale.
Chiediamo, entro 100 giorni, la redazione di proposte organiche per un’Agenda Digitale per l’Italia coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le università e coloro che, in questo Paese, operano in prima linea su questo tema.
Richiamiamo l’attenzione di tutte le forze politiche, gli imprenditori, i lavoratori, i ricercatori, i cittadini, perché non vedano in queste parole la missione di una sola parte, ma di tutto il Paese.»

Le immagini appartengono a Agenda Digitale.









