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	<title>La Rete che sta cambiando il mondo</title>
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	<description>La Rete che sta cambiando il mondo</description>
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		<title>Il regalo di Natale comprato ai banchetti dei volontari</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 11:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Natale, è noto, è periodo di regali. Arrivata la tredicesima, il clima è di festa e felicità e all&#8217;acquisto di un regalo per i propri ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/12/volontariato.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2050" title="volontariato" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/12/volontariato.jpg" alt="" width="576" height="325" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Natale, è noto, è periodo di regali. Arrivata la tredicesima, il clima è di festa e felicità e all&#8217;acquisto di un regalo per i propri cari proprio non si vuole rinunciare. Ecco la mia idea: esistono numerose associazioni non lucrative i cui volontari ogni giorno dedicano tempo e risorse per le cause più giuste di questo mondo, perché allora non contribuire acquistando i regali presso i loro banchetti? Si tratta di un piccolo dono che sarà sicuramente molto apprezzato da chi lo riceve, direttamente e indirettamente!</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;anno (per ora) ho acquistato:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Alcune bottiglie di vino <a href="http://www.liberaterra.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/108">Centopassi</a> per amici/conoscenti ed una del vino<a href="http://www.liberaterra.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/121"> Hiso Telaray</a>.</li>
<li>Alcuni oggetti carini che ho trovato al banchetto della <a href="http://legadelcane.tn.it">Lega per la difesa del cane (canile) di Trento</a>.</li>
<li>Un sacchetto di cioccolatini, che però mi sono mangiato io perché erano squisiti&#8230;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;acquisto dei prodotti di Libera Terra rappresenta una scelta etico/sociale e, per usare le loro parole, per &#8220;il sapore della legalità, del riscatto, della libertà&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Al banchetto dei volontari del canile ho trovato delle cose dolcissime per una persona speciale, che sono servite per finanziare il mantenimento del canile stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">I cioccolatini, infine, <em>erano</em> per la mia mamma, li ho presi ad un gazebo dove ho anche firmato le petizioni della <a href="http://www.lav.it/index.php?id=1200">Lega Anti Vivisezione</a>.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Scegli tu come contribuire</h3>
<p style="text-align: justify;">Ci sono tante realtà meritevoli del nostro contributo e ancor di più della nostra attenzione e sensibilità. Ci sono i volontari di Emergency, quelli di Amnesty International, WWF, Legambiente, Save the Children&#8230; e tante associazioni minori che agiscono sul territorio locale che hanno ancor più bisogno del nostro sostegno.</p>
<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/12/Carting_dirt_in_Yaounde.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2051" title="Carting_dirt_in_Yaounde" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/12/Carting_dirt_in_Yaounde-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La solita mentalità legata al consumismo ed ai beni materiali comporta spese inutili e non aggiunge alcun valore a chi riceve il regalo, il quale lo apprezza, risponde con un &#8220;grazie!&#8221;, ma poi tutto torna come prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario, un gesto d&#8217;altruismo è di per sé simbolico e per quanto piccolo è comunque percepito, dimostra sensibilità, fa riflettere, e insegna qualcosa di grande valore.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensateci.</p>
<p style="text-align: justify;">E se proprio i banchetti non vi piacciono, considerate l&#8217;idea di acquistare prodotti di commercio equo e solidale, poiché garantisce che i produttori (dei Paesi in via di sviluppo) lavorino in condizioni di sicurezza, ricevano retribuzioni adeguate.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, buone feste e buoni acquisti a tutti!</p>
<p style="text-align: justify;">P.S: non dimenticate di donare il vostro sorriso assieme al regalo!</p>
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		<title>E-book&#8230; Parliamone</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 14:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La grande diffusione di e-book reader avvenuta nel biennio 2006/07 segna una svolta storica per la divulgazione dei libri in formato elettronico. È proprio in questo ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/11/manoscritto.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1972" title="manoscritto" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/11/manoscritto.png" alt="" width="576" height="417" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La grande diffusione di e-book reader avvenuta nel biennio 2006/07 segna una svolta storica per la divulgazione dei libri in formato elettronico. È proprio in questo periodo che Amazon lancia il suo lettore, Kindle, a cui segue una sfrenata pubblicità allo scopo di accaparrarsi la neonata fetta di mercato. Numerose aziende investono in questo settore e la concorrenza cresce: tuttavia non c&#8217;è voluto molto tempo per capire il fallimento del mercato degli e-book, sono invece ancora da capire le reali motivazioni di un simile insuccesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo fattore negativo che salta all&#8217;occhio è sicuramente quello legato al cambiamento di tecnologia. La praticità di un libro cartaceo è innegabile ed i lettori di e-book attualmente non offrono una valida alternativa. Questo aspetto rappresenta certamente un freno che tuttavia può spiegare una lenta ascesa ma non certamente lo stallo a cui si assiste.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, l&#8217;insicurezza legata al cambiamento tecnologico è da valutarsi in combinazione con un altro aspetto, ben più importante, che è il <em>prezzo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le regole di mercato, infatti, ci dicono che il prezzo di un bene è influenzato non soltanto dai costi di produzione e dalla concorrenza nel settore, ma anche da come ciascuno <em>percepisce</em> l&#8217;utilità di quel bene per soddisfare i propri bisogni. In parole povere, il prezzo di un bene va legato a quanto la gente è disposta a spendere per acquistare quel bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché i costi di produzione di un e-book sono praticamente nulli, il prezzo a cui vendere un e-book è da stabilire, conseguentemente a quanto detto, esclusivamente dal valore che l&#8217;autore attribuisce alla sua opera.</p>
<p style="text-align: justify;">È evidente, pertanto, che il prezzo di lancio nella nuova frontiera degli e-book nel mercato non è stato valutato correttamente, conclusione alla quale si giunge semplicemente osservando la quota di mercato (in Italia) pari allo 0,04%, rispetto al formato cartaceo, nonostante il numero di lettori sia in leggero aumento, precisamente dell&#8217;1,7% rispetto ai due anni passati (fonte dei dati percentuali: <a href="http://www.aie.it/SKVIS/News_PUB.aspx?IDUNI=bbbnji55lpug4l45edqmuyj3882&amp;MDId=6368&amp;Skeda=MODIF102-1390-2011.10.11">Associazione Italiana Editori</a>, pubblicati ad ottobre 2011).</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, mi chiedo, chi è disposto a spendere oltre 200 € per un e-book reader (equivalente a circa 15 libri), ai quali poi deve aggiungere il costo per ciascun e-book da leggere? &#8230;in tempo di crisi?!!</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia esiste già di per sé una preoccupante mancanza di cultura della lettura: i <a href="http://www.istat.it/it/archivio/27201">rapporti </a>ISTAT (pubblicati a maggio 2011 e relativi all&#8217;anno 2010) indicano che <strong>la maggior parte della gente non legge neppure un libro</strong> all&#8217;anno e che, fra i lettori, si legge comunque mediamente &#8220;poco&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è comunque qualcosa di strano: la Rete è piena zeppa di e-book scaricabili gratuitamente, pertanto è curioso che il trend di lettori aumenti di percentuali così basse. Come può essere spiegato questo fatto?</p>
<h3 style="text-align: justify;">Leggere&#8230; leggere!</h3>
<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/11/ebooks.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1952" title="ebooks" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/11/ebooks-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il &#8220;mancato&#8221; aumento può derivare dal fatto che la maggior parte degli e-book vengono letti da persone giovani o comunque da coloro che abbracciano le nuove tecnologie. In effetti, una prerogativa base per accedere ad un e-book è l&#8217;accesso alla Rete ed il padroneggiare i motori di ricerca. Anche se la tecnologia sta proponendo numerose soluzioni alternative, come ad esempio l&#8217;accesso ad internet direttamente tramite smartphone, da iPad o dall&#8217;e-book reader stesso, questi accessi sono praticamente sempre limitati ai soli negozi, ovvero alle librerie online, nascondendo invece le reali estensioni del fenomeno &#8211; fatto che, d&#8217;altro canto, ci porta a rimproverare la mancanza di software libero nei dispositivi e, conseguentemente, di libertà di scelta!</p>
<p style="text-align: justify;">A corroborare l&#8217;ipotesi suddetta viene incontro lo studio spiegato nel testo &#8220;<em>Diffusione E-Book:Trends E Statistiche &#8211; Springer Report 2008</em>&#8220; <a href="http://www.masternewmedia.org/it/2008/10/17/diffusione_ebooktrends_e_statistiche_springer_report.htm">pubblicato</a> su masternewmedia.org, i cui risultati mostrano che &#8211; cito testualmente &#8211; &#8220;la maggior parte degli utenti utilizza gli e-book per scopi di ricerca e di studio e che i tipi di e-book più ricercati sono i libri di testo e le ricerche&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Risultato comprensibile, poiché la Rete è da sempre un luogo dove la condivisione regna sovrana e dove la diffusione di e-book trova terreno fertile grazie alla semplicità e rapidità di ricerca dei contenuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel rapporto &#8220;<em>Dal libro ell&#8217;e-book. Nuovi strumenti per leggere</em>&#8220; (<a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=istat%20lettura%20ebook&amp;source=web&amp;cd=2&amp;ved=0CCcQFjAB&amp;url=http%3A%2F%2Fosservatoriolettura.eu%2Fcms%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F06%2FFrancesca-Vannucchi-Dal-libro-all%25C3%2594%25C3%2587%25C3%2596e-book.pdf&amp;ei=r3qyTsjMA4nxsgb29ZSyBA&amp;usg=AFQjCNFCZzEF9CFqrb2QwtWikezaYLPZnw&amp;sig2=vvep023ZeO5uT9dA1Nd3zw&amp;cad=rja">scaricabile</a> in pdf) di Francesca Vannucchi, pubblicato per l&#8217;Osservatorio permanente europeo sulla lettura, si legge un&#8217;interessante conclusione. Secondo l&#8217;autrice, infatti,«la lettura di libri e l’uso delle nuove tecnologie sono ambiti strettamente collegati, sebbene appaiano mondi contrapposti. L’individuo che possiede un basso livello culturale è maggiormente propenso ad avere con le tecnologie un rapporto poco approfondito e consapevole, orientato esclusivamente verso il gioco e lo svago. Lo stesso si può dire per una società. La rete, invece, può offrire contenuti di qualità (&#8230;)».</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso testo l&#8217;autrice fa anche riferimento ad un&#8217;indagine di Antonello Scorcu e Edoardo Gaffeo pubblicata in &#8220;<em>Il ritorno economico della lettura</em>&#8221; che evidenzia  l&#8217;influenza che la lettura ha sull&#8217;aumento del PIL pro-capite.</p>
<p style="text-align: justify;">A maggior ragione, quindi, è necessario riflettere su quanto visto finora.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Verso una nuova educazione alla lettura</h3>
<p style="text-align: justify;">La diffusione degli e-book, in sintesi, è fortemente rallentata da due fattori principali che sono di stampo culturale ed economico. Per migliorare la situazione occorre adottare politiche di sensibilizzazione alla lettura che facciano percepire alla gente il reale e concreto vantaggio annesso alla lettura ed offrire spunti per &#8220;ammazzare&#8221; il tempo leggendo (in molti Paesi è normale leggere qualcosa sui mezzi pubblici o in attesa dell&#8217;autobus) e magari guardando meno televisione. Contemporaneamente, il mercato deve ridurre i prezzi che, come abbiamo visto, per il formato elettronico sono <em>ingiustificati</em> dato che il sistema esclude i costi maggiori legati al trasporto ed alla stampa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/11/epub.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1973" title="epub" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/11/epub-300x258.jpg" alt="" width="300" height="258" /></a>In ogni caso, libri cartacei ed elettronici non vanno considerati come alternativi ma come complementari. È abbastanza intuitivo che ciascuno ha delle preferenze personali su un formato o sull&#8217;altro, tuttavia non ci sono ragioni per limitare la scelta ad uno solo dei due. In particolare, l&#8217;acquisto di un libro in formato cartaceo dovrebbe garantire l&#8217;accesso anche ad una copia elettronica dello stesso testo e l&#8217;acquisto di un e-book andrebbe incoraggiata sia con prezzi ragionevoli e perlopiù simbolici che con campagne di informazione sui formati aperti e sui libri gratuiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli e-book reader, invece, hanno ancora costi inaccessibili e come tali non potranno che perdere di attrattiva man mano che i telefonini garantiranno facile lettura ed accesso ai libri.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, la diffusione degli e-book potrebbe essere fortemente incentivata sfruttando le capacità di condivisione della Rete. A titolo di esempio, nelle scuole dell&#8217;obbligo si potrebbero comprare i libri in formato elettronico pagando direttamente l&#8217;autore (con fortissimi risparmi) e distribuire a tutti gli studenti una copia del file da usare per scopi didattici. Nulla vieta di disporre anche di alcune copie in formato cartaceo per chi preferisce il &#8220;vecchio&#8221; stile.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altra parte gli e-book non sono un prodotto destinato solamente ad essere letto. Oggi la strumentazione e la tecnologia permettono <strong>a chiunque</strong> di scrivere il proprio e-book senza passare per intermediari e di conseguenza il numero di e-book è destinato a crescere in modo incalcolabile. A mio avviso, infatti, il trend del numero degli e-book e della loro qualità nei contenuti sarà presto paragonabile a quello che è stato il successo dei blog.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è da capirlo: la battaglia sull&#8217;informazione passa anche per l&#8217;abitudine a leggere! Almeno per questo post, me lo auguro, che la lettura sia stata gradevole e incoraggiante!</p>
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		<title>Guida (breve) ai software liberi: 14 programmi scelti per voi</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 15:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo articolo è dedicato a chi ha necessità di dotare il proprio computer di nuovi programmi e si trova in difficoltà nel districarsi tra le ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/GNewSense.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1845" title="GNewSense" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/GNewSense.png" alt="" width="576" height="432" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo articolo è dedicato a chi ha necessità di dotare il proprio computer di nuovi programmi e si trova in difficoltà nel districarsi tra le numerose &#8220;offerte&#8221; disponibili. È noto, infatti, che acquistare un computer sprovvisto di programmi adeguati non ha alcuna utilità e pertanto è necessario sin da subito procurarsi le applicazioni a cui si è tanto abituati. Sfortunatamente capita di frequente che queste applicazioni vengano fornite in prova, limitate all&#8217;uso nel tempo o nelle modalità, e si finisce sempre per scoprire che hanno un costo (insostenibile) quando ormai sono diventate <em>irrinunciabili</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, il mondo dell&#8217;informatica è molto vasto ed è bello potersi liberare dalla mentalità del marketing del software: una buona idea è quella di iniziare a valutare alcune alternative e trovare quella che più piace.</p>
<p style="text-align: justify;">Per facilitare la ricerca vi elenco le applicazioni che, nel loro settore, sono usate più comunemente. <strong>Ciascuno di questi software è libero</strong>, ovvero <strong>gratuito</strong> e di pubblico dominio, è <strong>valido</strong> ed è scaricabile seguendo le indicazioni che si trovano a partire dai link che vi fornisco! I programmi sono inoltre dotati di vasta documentazione ed in Rete sono stati scritti numerosissimi tutorial appositamente per renderne indolore i primi utilizzi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elenco sottostante è abbastanza completo e nonostante la buona volontà può darsi che io abbia dimenticato qualche programma, per cui lascio lo spazio dei commenti per richieste su esigenze particolari o suggerimenti di ogni tipo!</p>
<h3>LibreOffice (&#8230;OpenOffice): software di base.</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Libreoffice_writer_.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1826" title="Libreoffice_writer_" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Libreoffice_writer_-300x225.png" alt="" width="300" height="225" /></a>Il più comune ed in assoluto più importante è LibreOffice. Al pari di OpenOffice è abbondantemente diffuso, è ricco di documentazione online, offre un buon supporto per la lettura/scrittura dei file tipici di Microsoft Office e ne è molto simile anche nell&#8217;estetica. LibreOffice conserva la quasi totalità delle funzionalità del suo concorrete, ne aggiunge alcune e trascura quelle generalmente inutilizzate che non fanno altro che appesantire inutilmente l&#8217;ambiente di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">I principali programmi che compongono LibreOffice sono Writer per la videoscrittura, Calc come foglio elettronico, Impress per creare presentazioni, Draw per disegnare e Base per archiviare dati in database.</p>
<p style="text-align: justify;">LibreOffice è scaricabile dal <a href="http://www.libreoffice.org/">sito ufficiale</a>.</p>
<h3>Mozilla Firefox e Google Chrome: navigare in Internet</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/800px-Firefox_7.0.1.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1832" title="800px-Firefox_7.0.1" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/800px-Firefox_7.0.1-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Per poter navigare in internet liberandosi dal pesante Internet Explorer ci sono due applicazioni eccezionali. La prima è Firefox e la seconda è Chrome (Chromium per Linux). Entrambi i programmi sono pregevoli e quale dei due utilizzare è semplicemente una questione di gusti. La comodità nell&#8217;uso dell&#8217;uno o dell&#8217;altro dipende esclusivamente dalle preferenze personali; tuttavia sono browser che differiscono profondamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/800px-Chromium_web_browser.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1833" title="800px-Chromium_(web_browser)" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/800px-Chromium_web_browser-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>In linea di principio Firefox è dotato di un eccezionale e vasto arsenale di componenti aggiuntive che lo rendono più adatto a chi utilizza internet per le esigenze che vanno oltre la semplice navigazione, mentre Chrome è leggero, essenziale ed elegante, si avvia in tempi rapidissimi ed è più indicato a chi naviga in internet esclusivamente per consultare qualche pagina, i social network e la posta elettronica.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso la distinzione è puramente formale perché entrambi sono ottimi programmi che svolgono alla perfezione il loro dovere.</p>
<p style="text-align: justify;">Firefox è scaricabile dal <a href="http://www.mozilla.org/it/firefox">sito ufficiale</a> italiano di Mozilla;</p>
<p style="text-align: justify;">Chrome lo si trova dal <a href="http://www.google.com/chrome?hl=it">sito </a>di Google.</p>
<h3>Mozilla Thunderbird: posta elettronica, agenda e giornale</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Thunderbird5.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1827" title="Thunderbird5" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Thunderbird5-300x187.png" alt="" width="300" height="187" /></a>Thunderbird è un client di posta elettronica con funzioni di calendario e agenda.  Pratico, comodo e flessibile, il programma gestisce a meraviglia gli RSS con cui leggere i quotidiani. Le sue funzionalità sono tra le più avanzate nel settore. Una caratteristica chiave che rende Thunderbird molto potente è il supporto per le estensioni, scaricabili dal sito ufficiale, attraverso le quali dotarsi delle funzionalità non presenti nel programma di base. Di queste, quella che gestisce il sofisticato calendario si chiama Lightning.</p>
<p style="text-align: justify;">Il diretto concorrente di Thunderbird è Microsoft Outlook, onnipresente nelle aziende e distribuito in versione &#8220;leggera&#8221; per privati, a costo zero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma di base mira a diventare lo standard <em>de facto</em> nel suo genere e per il momento ha raggiunto quella quota che gli conferisce credibilità e la speranza di raggiungere questo obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Thuderbird è scaricabile dalla <a href="http://www.mozillaitalia.org/home/prodotti/mozilla-thunderbird/">pagina italiana</a> di Mozilla.</p>
<h3>GIMP: ritocco di immagini e fotografie</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Gimp_2.4.3.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1811" title="Gimp_2.4.3" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Gimp_2.4.3-300x215.png" alt="" width="300" height="215" /></a>GIMP (che si pronuncia <em>ghimp</em>) è un programma di elaborazione delle immagini con tantissimi strumenti a disposizione. Rappresenta un&#8217;ottima scelta anche per chi elabora fotografie digitali e, pur non potendo competere con Photoshop, destinato ad un&#8217;utenza professionale, GIMP promette di esaudire praticamente tutti i desideri.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;interfaccia di GIMP è inusuale, poiché si presenta con 3 finestre separate ed apparentemente slegate, ma una volta che ci si abitua si impara ad apprezzare la flessibilità che offre.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma supporta numerosissimi tipi di file ed estensioni di ogni tipo: filtri aggiuntivi, plugin, script, pennelli, gradienti e via dicendo. Supporta anche numerosi strumenti creati per Photoshop, che rendono GIMP adatto anche per lavori di qualità semi-professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">GIMP è scaricabile dal <a href="http://www.gimp.org">sito ufficiale</a>.</p>
<h3>Inkscape: disegno e grafica vettoriale</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/800px-Inkscape0.45.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1809" title="800px-Inkscape0.45" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/800px-Inkscape0.45-300x217.png" alt="" width="300" height="217" /></a>Inkscape è un sofisticato programma di disegno e grafica vettoriale  il cui obiettivo è quello di &#8220;fornire un potente strumento grafico che offra una piena compatibilità con gli standard XML, SVG e CSS&#8221; (Wikipedia).</p>
<p style="text-align: justify;">Il formato SVG, in particolare, è quello che descrive i contenuti dei file vettoriali per gestire immagini scalabili senza perdita di qualità: è lo standard raccomandato dal World Wide Web Consortium ed è compatibile con la maggior parte dei programmi di disegno vettoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Inkscape adotta nativamente il formato SVG e si propone come alternativa valida ai concorrenti dal costo proibitivo. Molto valido per usi amatoriali, non è adatto ad un contesto professionale poiché non è (al momento) in grado di implementare alcuni filtri SVG, animazioni e font SVG. Il programma, in ogni caso, è consigliato!</p>
<p style="text-align: justify;">Inkscape è scaricabile dal <a href="http://inkscape.org/?lang=it">sito ufficiale</a>.</p>
<h3>Blender: computer grafica, modellazione, animazione e rendering 3D</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/800px-Stucco-blendergame.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1817" title="800px-Stucco-blendergame" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/800px-Stucco-blendergame-300x177.jpg" alt="" width="300" height="177" /></a>Blender è un eccezionale programma di modellazione e animazione 3D. Sicuramente il migliore esistente fra quelli diffusi in licenza libera. La storia di Blender rende l&#8217;applicazione ancora più affascinante: nato come programma ad uso interno dello studio di animazione olandese NeoGeo, Blender è passato nelle mani della NaN (Not a Number) nata esclusivamente per continuare lo sviluppo e la distribuzione in licenza freeware (proprietaria, a costo zero). Successivamente, la NaN dichiarò bancarotta e decise di rilasciare l&#8217;intero software, compresi i sorgenti, previo il pagamento di una cifra <em>una tantum</em>. La comunità di sviluppatori open source raccolse in tempi molto rapidi la quota necessaria e lo sviluppo di Blender proseguì attivamente, da quel momento in poi guidato dalla Blender Foundation.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma è oggi un software di ottima fattura dotato di funzionalità paragonabili ai software utilizzati in ambito cinematografico. Si può tranquillamente affermare che Blender è uno dei migliori programmi open source mai realizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Scarica Blender dal <a href="http://www.blender.org/">sito ufficiale</a>.</p>
<h3 style="text-align: justify;">VLC: video (e audio) player</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Vlc_mediaplayer_0.9.8a.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1878" title="Vlc_mediaplayer_0.9.8a" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Vlc_mediaplayer_0.9.8a-300x218.png" alt="" width="300" height="218" /></a>VLC è un&#8217;applicazione alternativa a Windows Media Player. Originariamente chiamato &#8220;Video LAN Client&#8221;, il programma supporta nativamente la maggior parte dei codec audio e video. Attraverso VLC è possibile anche guardare video in streaming e DVD cifrati. VLC, inoltre, è &#8220;compatibile&#8221; con Firefox e la loro comunione, attraverso un apposito plugin del browser web, consente di avviare video direttamente dalla pagina internet</p>
<p style="text-align: justify;">Altre caratteristiche apprezzabili riguardano la conversione fra i formati video più diffusi e la capacità di riprodurre video di YouTube sul proprio PC.</p>
<p style="text-align: justify;">VLC è scaricabile dal <a href="http://www.videolan.org/vlc/">sito ufficiale</a>.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Audacity: editor di file audio</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/800px-Audacity_software.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1843" title="800px-Audacity_(software)" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/800px-Audacity_software-300x138.png" alt="" width="300" height="138" /></a>Audacity è un progetto di editing dei file audio che nell&#8217;ambiente dei software liberi è utilizzato come standard praticamente da sempre. La descrizione di Audacity la prendo da Wikipedia: &#8220;Le sue caratteristiche lo rendono prevalentemente adatto a un uso domestico e da sala prove. Vari esempi di utilizzo possono essere: la digitalizzazione in tracce separate di vecchi dischi in vinile, la registrazione di varie parti strumentali e il mixaggio in un&#8217;unica traccia, la rimozione di rumore di fondo dalle registrazioni. Audacity è uno dei programmi liberi consigliati per il progetto Wikipedia parlata.&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Audacity è scaricabile dalla <a href="http://audacity.sourceforge.net/?lang=it">pagina ufficiale</a> di Sourceforge.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 15px; font-weight: bold;">Tomboy Note: prendere appunti</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Tomboy_0.10.2_main_screen.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1821" title="Tomboy_0.10.2_main_screen" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Tomboy_0.10.2_main_screen-300x165.png" alt="" width="300" height="165" /></a>Tomboy è un piccolo programma di tipo block-notes. Le sue funzioni avanzate lo rendono un piccolo gioiellino del quale personalmente non riesco più a farne a meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Tomboy Note è diffuso come standard del progetto GNOME ed ha un&#8217;interfaccia semplice e funzionale: il suo modello si ispira ai collegamenti ipertestuali ed alla scrittura in stile &#8220;wiki&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La caratteristica più interessate è quella di poter sincronizzare le note in modo da poterci accedere da qualsiasi computer! Il programma, in continuo sviluppo, sarà presto disponibile anche su telefoni cellulari (Android).</p>
<p style="text-align: justify;">Tomboy Note è scaricabile dalla <a href="http://projects.gnome.org/tomboy/">pagina ufficiale</a> del progetto GNOME.</p>
<h3>GNOME Planner: pianificare i progetti</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/resourceusageandprinttopdf.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1822" title="resourceusageandprinttopdf" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/resourceusageandprinttopdf-300x191.png" alt="" width="300" height="191" /></a>GNOME Planner è un&#8217;applicazione utilizzata dagli sviluppatori di software per creare diagrammi di GANTT. Tuttavia, Planner può essere utilizzato per pianificare qualsiasi tipologia di progetto o passatempo. Requisito per il suo utilizzo è l&#8217;avere una conoscenza di base di cosa sono i diagrammi di GANTT e come funzionano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma supporta le più comuni funzionalità ed è indicato principalmente per utenti Linux. È disponibile anche per Windows pur non offrendo la stessa praticità. In ogni caso, Planner è uno strumento valido ma semplice che merita senz&#8217;altro di essere valutato.</p>
<p style="text-align: justify;">GNOME Planner è scaricabile dalla <a href="http://live.gnome.org/Planner">pagina ufficiale</a> del progetto GNOME.</p>
<h3>Scribus: impaginare</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Scribus-1.3-Linux.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1838" title="Scribus-1.3-Linux" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/Scribus-1.3-Linux-300x187.png" alt="" width="300" height="187" /></a>Scribus è un programma di Desktop Publishing (DTP), ovvero specializzato per impaginazioni. Tramite Scribus si possono creare brochure, piccoli giornalini, riviste, magazine e quant&#8217;altro. Tipicamente i programmi di impaginazione vengono confusi con le applicazioni di videoscrittura. In un certo senso questo mix è comprensibile, poiché questi ultimi si sono evoluti così tanto da offrire numerose funzionalità efficaci anche per le impaginazioni. Tuttavia Scribus vi darà quegli strumenti con cui creare e curare il vostro documento esattamente come lo desiderate.</p>
<p style="text-align: justify;">Scribus è uno dei miei programmi preferiti perché, nella sua semplicità, garantisce qualità sia nelle funzioni sia nella stampa finale dei lavori.</p>
<p style="text-align: justify;">Scribus è scaricabile dal <a href="http://www.scribus.net/canvas/Scribus">sito ufficiale</a>.</p>
<h3>GNU/Linux: il sistema operativo</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/GNewSense.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1845" title="GNewSense" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/GNewSense-300x225.png" alt="" width="300" height="225" /></a>Non certamente per importanza, Linux è l&#8217;ultimo programma dell&#8217;elenco. Il software libero, pur essendo filosoficamente nato con molto anticipo, è cresciuto enormemente e di pari passo da quando Linus Torvalds rilasciò la primissima versione del kernel (il &#8220;cuore&#8221;) dell&#8217;attuale Linux. Fu allora che il progetto Gnu &#8211; curato guru del software libero Richard Stallman &#8211; ebbe la possibilità di espandersi anche ad un&#8217;utenza non tecnica. L&#8217;unione fra le due componenti diede vita alla più grande alternativa libera nel campo informatico, un sistema operativo completo che venne chiamato Gnu/Linux e che oggi chiamiamo semplicemente Linux.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono numerosissime distribuzioni di Linux, ciascuna delle quali si adatta perfettamente alle esigenze particolari degli utenti. Per un utilizzo &#8220;desktop&#8221;, ovvero in sostituzione di Windows, è preferibile adottare quella distribuzione specificatamente pensata allo scopo che è  Ubuntu.</p>
<p style="text-align: justify;">Ubuntu Linux, insieme ai programmi appena visti, rappresenta una soluzione completa alle esigenze più comuni. Linux, tuttavia, dispone di centinaia di migliaia di altre applicazioni, totalmente gratuite, che coprono tutte le esigenze: la prossima volta che acquistate un computer, fateci un pensierino!</p>
<p style="text-align: justify;">Se invece siete fanatici del software libero l 100% vi indico la distribuzione da cui ho preso l&#8217;immagine rappresentativa: è una distribuzione ad alta priorità di sviluppo da parte della Free Software Foundation che si chiama gNewSense, basata su Ubuntu, e costruita con codice totalmente libero. Il nome è un gioco di parole che va letto ed interpretato sulla falsa riga di GNUsense, anche se la reale origine del nome deriva da Gnusiance&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Sito ufficiale di <a href="http://www.ubuntu.com">Ubuntu </a>e sito ufficiale di <a href="http://www.gnewsense.org/Main.it/HomePage">gNewSense</a>.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Passare al software libero</h3>
<p style="text-align: justify;">In questa breve rassegna ho cercato di inserire i programmi più comuni fra quelli in uso casalingo (e aziendale). Il passaggio verso l&#8217;uso di software libero non è sempre indolore, poiché generalmente si è abituati ad anni di utilizzo di un prodotto specifico. Tuttavia, come si potrà riscontrare, passato quel primo disagio si può apprezzare appieno la nuova fornitura di software. Il mio consiglio è quello di scaricare ed installare i programmi elencati e di <em>sostituirli</em> a quelli (non liberi) che utilizzate al momento, ovvero cancellare i &#8220;vecchi&#8221; e cancellarli <em>subito</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, per scegliere l&#8217;applicazione più adatta alle vostre esigenze, usate il buon senso. A voi la parola nei commenti!</p>
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<li><a href='http://www.alessandroiavicoli.it/software-libero-e-open-source/due-parole-su-openoffice-e-libreoffice.html' rel='bookmark' title='Due parole su OpenOffice e LibreOffice'>Due parole su OpenOffice e LibreOffice</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Due parole su OpenOffice e LibreOffice</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 16:10:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software Libero e Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[LibreOffice]]></category>
		<category><![CDATA[OpenOffice]]></category>
		<category><![CDATA[The Document Foundation]]></category>

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		<description><![CDATA[La nascita di LibreOffice ha creato un po&#8217; di scompiglio negli utenti che già a fatica distinguono un programma da un altro. Alla base di ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/libreoffice_logo_big.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1764" title="libreoffice_logo_big" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/libreoffice_logo_big.png" alt="" width="576" height="195" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La nascita di LibreOffice ha creato un po&#8217; di scompiglio negli utenti che già a fatica distinguono un programma da un altro. Alla base di questa confusione non c&#8217;è la scarsa competenza informatica, ma la mancanza di un&#8217;adeguata informazione che spieghi, con parole semplici, chiare e e di uso comune il contesto e le opportunità di scelta a disposizione dell&#8217;utente . I programmi per l&#8217;ufficio, infatti, sono evoluti nel tempo e coprono le aspettative sia dell&#8217;utente minore che dell&#8217;azienda più esigente. Questo genere di software è formato, in realtà, da una suite di applicazioni raccolte in un unico prodotto finale. Per questa ragione si preferisce parlare di &#8220;pacchetto&#8221; quando ci si riferisce al software per intero e lasciare così il programma alla singola applicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Microsoft Office, per esempio, è il più noto fra tutti i pacchetti per l&#8217;ufficio e l&#8217;intera suite comprende i programmi più comuni fra cui Word, Excel, PowerPoint ed Access.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente a causa della (riuscitissima) politica di marketing della Microsoft, il pacchetto Office si è diffuso così largamente da diventare non solo lo standard <em>de facto</em> dei prodotti per l&#8217;ufficio ma anche il più conosciuto. Inoltre, all&#8217;acquisto di un computer viene sempre allegata una versione di Office anche se con limitazioni nell&#8217;uso.<a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/OOo.png"><img class="alignright size-medium wp-image-1769" title="OOo" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/OOo-300x189.png" alt="" width="300" height="189" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia Office non è l&#8217;unico nel suo genere ed anzi ci sono davvero tante applicazioni che aiutano nello svolgere le comuni attività al computer. Il suo primo concorrente nel mondo Windows è stato certamente <a href="http://it.openoffice.org/">OpenOffice</a>, nato dalle ceneri di StarOffice, un programma della StarDivision acquistato dalla Sun Microsystem nel 1999. La società, nota anche per il linguaggio di programmazione Java, decise di rilasciare i sorgenti di StarOffice alla comunità di sviluppatori di software libero: il nome mutò in &#8220;OpenOffice.org&#8221; anche se chiamato comunemente OpenOffice, e l&#8217;intero pacchetto venne distribuito gratuitamente, compresi i sorgenti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;icona simbolo del pacchetto è rappresentata da gabbiani in volo stilizzati, in segno di libertà, e le applicazioni sono Writer, Calc, Impress, Base e via dicendo: ciascuna svolge il compito del corrispettivo programma di casa Microsoft.</p>
<div>
<p style="text-align: justify;">OpenOffice divenne in breve tempo, e per molti anni, lo strumento più utilizzato in ambiente Linux e compromise seriamente la leadership della Microsoft nelle piattaforme Windows. Curiosamente, tuttavia, i computer non hanno mai predisposto un&#8217;installazione di OpenOffice funzionante, nonostante la confermata validità del prodotto e la disponibilità in forma gratuita scaricabile dal sito ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le due caratteristiche chiave di OpenOffice che lo elevavano erano (e sono) la stampa dei documenti in formato PDF, con le conseguenti comodità che ne derivavano, e il formato ODF &#8211; Open Document Format, formato di documento aperto (dove &#8220;aperto&#8221; va inteso nel significato di &#8220;libero&#8221; &#8211; che tutt&#8217;ora regna sovrano nelle applicazioni gratuite.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ascesa di OpenOffice è iniziata, quindi, all&#8217;inizio del secolo, ma è dal 2003 ad oggi che abbiamo assistito ai suoi anni migliori e precisamente dalla versione 2.0 alla 3.0.</p>
<p style="text-align: justify;">A gennaio 2010 la Sun Microsystem viene acquisita da una società più grande, la Oracle, che pertanto si prende carico anche del progetto, a cui affianca il nome dell&#8217;impresa. Il pacchetto diventa così Oracle OpenOffice. Nel settembre 2010, tuttavia, alcuni sviluppatori hanno fondato il  <a title="The Document Foundation" href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Document_Foundation">The Document Foundation</a>, distaccandosi da Oracle, la quale non ha preso parte all&#8217;iniziativa ed ha conservato il marchio OpenOffice.org.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/libreoffice.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1770" title="libreoffice" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/libreoffice-300x172.png" alt="" width="300" height="172" /></a>Gli sviluppatori decisero allora di ripartire dall&#8217;ultima versione di OpenOffice creandone un <em>fork</em>, ovvero una copia identica del programma sulla quale proseguire autonomamente negli sviluppi futuri. Il programma venne registrato come <a href="http://www.libreoffice.org">LibreOffice</a> e affianca sin da subito partner di ottima fattura come Canonical (la &#8220;casa&#8221; di Ubuntu Linux), Google (che ha sviluppato Google Document, utilizzabile interamente via internet), Novell e Red Hat.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia termina qui, dove inizia il tempo presente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma riparte così immediatamente e nel giro di qualche mese vengono forniti i primi rilasci. Il colore di base è il verde e le icone, inizialmente monocromatiche, vengono poi sostituite con immagini semplici di documenti. In breve tempo LibreOffice diventa il pacchetto di base delle nuove distribuzioni di Linux e un po&#8217; alla volta entra anche nel mondo Windows e Macintosh. A distanza di meno di un anno la The Document Foundation completa la prima <em>stable release</em>, ovvero la prima distribuzione ufficiale, che viene scaricata da oltre 1.3 milioni di utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">OpenOffice, invece, ha subìto una sorte differente: la Oracle ha abbandonato il progetto cedendolo alla fondazione Apache; progetto che, a quanto pare, è destinato a morire nonostante sia tutt&#8217;ora l&#8217;alternativa dominante al pacchetto di Microsoft.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra qualche mese, a mio avviso, assisteremo alla divulgazione di LibreOffice ed una volta che ci si abituerà al nuovo pacchetto potremo dire addio al &#8220;vecchio&#8221; OpenOffice. A chi è ancora indeciso, infatti, consiglio di utilizzare LibreOffice: non manca molto che, ne sono sicuro, assisteremo anche al sorpasso sul gigante Microsoft.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spazio per i commenti è a disposizione dei lettori: dite la vostra!</p>
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		<title>Indignados due volte indignati</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 20:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[indignados]]></category>

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		<description><![CDATA[Aggiornato il 19/10/2011. La manifestazione del 15 ottobre a Roma è stata un&#8217;importante occasione per sostenere un malcontento che ha assunto dimensioni planetarie. La crisi ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/indignados.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1717" title="indignados" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/indignados.jpg" alt="" width="576" height="368" /></a></p>
<pre style="text-align: justify;">Aggiornato il 19/10/2011.</pre>
<p style="text-align: justify;">La manifestazione del 15 ottobre a Roma è stata un&#8217;importante occasione per sostenere un malcontento che ha assunto dimensioni planetarie. La crisi che sta investendo gran parte dei Paesi industrializzati pesa enormemente sulle spalle dei cittadini ed in Italia quasi nulla viene fatto per chiedere il conto a corruttori, evasori ed a tutti quei delinquenti che privano lo Stato di milioni e miliardi di Euro attraverso attività illecite varie. Per molti cittadini è arrivato il momento di pretendere che il conto sia pagato da quelle stesse persone che sono responsabili di questa crisi e di ribellarsi a questo sistema economico malato, marcio e sporco.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia degli <strong>indignados</strong> inizia in Spagna e prende spunto dalle proteste del mondo Arabo. Esattamente come gli egiziani, numerosissimi cittadini spagnoli sentono di essere trattati come cittadini di Serie B e sentono di essere le vittime sui cui far ricadere le difficoltà della crisi. Un po&#8217; alla volta prende forma il movimento formato da coloro che si sentono &#8220;invisibili&#8221; nella società: nelle principali piazze balcaniche iniziano a stazionare in forma di protesta. Si auto-nominano &#8220;indignados&#8221; e invitano il mondo intero a comportarsi allo stesso modo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia, come altri 81 Paesi, ha raccolto l&#8217;appello: ciò che ha riempito la piazza, quindi, è la voglia di cambiare le regole del gioco. Lo spiega bene bene Vladimiro Giacché  in <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/indignati-si-violenti-no/163759/">questo articolo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato della protesta, tuttavia, è una lunga serie di auto bruciate, vetrine rotte, infrastrutture divelte: danni per oltre 1 milione di euro, più di 100 feriti e nessuna risposta sulle ragioni della protesta. Com&#8217;è possibile che tutto questo sia successo, e che sia accaduto <em>solo in Italia</em>? E che fine hanno fatto il corteo e le sue ragioni di protesta, oscurate dai vandalismi?</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il danno e la beffa</h3>
<p style="text-align: justify;">A pensarci mi tornano bene in mente queste parole: «Infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città». Sono le parole di Francesco Cossiga, datate 23 ottobre 2008, riferite a cortei studenteschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso proseguiva così: «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».</p>
<p style="text-align: justify;">Trovo una certa analogia con quanto accaduto a Roma: non è la prima volta che nei cortei di protesta ci sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Black_bloc#In_Italia">scontri</a> tra forze dell&#8217;ordine e black bloc, è invece la prima volta che si nota la quasi totale assenza di contromisure. Un piccolo gruppo di meno di 100 teste calde ha agito quasi liberamente ed ha sopraffatto gli agenti e le forze dell&#8217;ordine presenti in numero non certamente sufficiente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/indignados2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1718" title="indignados2" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/10/indignados2.jpg" alt="" width="576" height="358" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Eppure che era noto da tempo che i black bloc si stavano organizzando per danneggiare la città e ciò nonostante nessuno ne ha fatto motivo di preoccupazione: finanche le auto hanno potuto parcheggiare liberamente. L&#8217;accaduto era certamente evitabile e pertanto, ricordando le parole di Cossiga, penso che forse questi scontri non siano stati volutamente evitati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò comporta due conseguenze importanti, entrambe verificatesi puntualmente.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo si da spazio alle generalizzazioni, si fa di tutta l&#8217;erba un fascio e si tacciano i manifestanti di essere violenti. Così facendo i politici &#8220;presi di mira&#8221; possono liberamente sostenere che le lamentele appartengono a personaggi violenti (e, sottinteso, immeritevoli). In tal modo, con la complicità dei media asserivi, l&#8217;attenzione dei cittadini si sposta sulle violenze invece che sulle motivazioni del corteo: presto ci dimenticheremo del corteo, ci dimenticheremo a chi sono rivolte quelle proteste. In quest&#8217;ultima manifestazione ci si lamentava del sistema nel suo complesso, del governo in generale e della debolissima opposizione, richiedendo interventi finanziari che non gravino sulle spalle dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, si installa un po&#8217; alla volta una mentalità distorta: ad ogni manifestazione la gente meno informata e quella male informata si convincerà che i cortei sono fatti solo da gruppi pronti a danneggiare qualsiasi cosa capiti a tiro. Ecco come viene a crearsi un senso generale di panico e, com&#8217;è noto, la gente è più facilmente manipolabile quando vige in condizioni vicine alla paura (ecco perché siamo sempre in guerra da qualche parte). Oggi, grazie ad un buon controllo sui principali mezzi di comunicazione, la classe politica sta pian piano formando una mentalità distorta di questo evento: una parte della popolazione associa &#8220;manifestazione = violenza&#8221; ed alzi la mano chi, sentendo parlare di manifestazione, non comincia a pensare agli atti di vandalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; così che ci vogliono manipolare ed è così che ci facciamo manipolare dai politici corrotti e dai media asserviti. E&#8217; così che potranno facilmente legiferare per ridurre o indebolire le future proteste e potranno farlo mantenendo il pieno consenso del popolo bue. Esattamente come si sta discutendo, nel momento in cui scrivo, di proporre leggi per ulteriori restrizioni ai cortei ed addirittura per <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/17/roma-cortei-in-centro-vietati-per-un-mese-solo-una-manifestazione-statica-per-la-fiom/164419/">vietarli </a>totalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta applicate le nuove leggi, il numero di agenti verrà moltiplicato ed i media daranno pochissimo spazio agli atti vandalici; la classe dirigente si vanterà di aver risolto brillantemente un problema di ordine pubblico e la popolazione crederà che sia vero. Come accadde con l&#8217;ascesa militare per i rifiuti napoletani e tra le macerie del terremoto aquilano. In realtà, invece, non sarà cambiato nulla ed anzi una fetta di democrazia sarà andata persa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="blue_message"></p>
<p style="text-align: justify;">Interessante e lucido <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/18/parla-un-agente-le-forze-dellordine-hanno-fallito-non-servono-leggi-speciali/164709/">discorso</a>, a questo proposito, di Mirko Carletti, agente in servizio durante la manifestazione: «Manifestare è un diritto costituzionale, se non si è riusciti a tutelarlo vuol dire che i responsabili del mantenimento dell’ordine pubblico hanno fallito”».</p>
<p style="text-align: justify;"></div>
</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 15px; font-weight: bold;">La fine della democrazia</span></p>
<p style="text-align: justify;">La natura delle proteste, infatti, è centenaria: da secoli l&#8217;uomo manifesta il dissenso nelle piazze. I manifestanti e tutti coloro che sposano la causa degli indignados non ci stanno ad essere strumentalizzati e grazie alla nuova disponibilità tecnologica, ai telefonini ed alle videocamere, i partecipanti al corteo hanno potuto riprendere tantissime fasi della manifestazione. I video sono stati poi caricati su YouTube e resi così disponibili al pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">I filmati mostrano gruppi di attivisti che gridano ai ragazzi armati di bastoni e spranghe di andarse via (vedi <a href="http://www.youtube.com/watch?v=aixo9iSp_CU">qui</a> per esempio): grazie alla Rete il movimento ha potuto dimostrare la sua totale estraneità agli atti vandalici e sempre la Rete è utilizzata per sopperire alla mancanza di informazione dei media tradizionali e per <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/16/i-black-bloc-devastano-roma-la-rete-si-mobilita-per-smascherare-i-violenti/164280/">smascherare </a>i vandali.</p>
<p style="text-align: justify;">La battaglia, quindi, ha a che fare con l&#8217;informazione e la Rete avrà un ruolo molto importante in tutto questo. I manifestanti, infatti,  non sono stati ascoltati ed anzi sono stati totalmente ignorati: esattamente l&#8217;opposto di quello che un Paese civile dovrebbe fare. Inoltre, fatto ancora più spiacevole, i politici in coro hanno puntato il dito proprio contro di loro, tacciandoli finanche come potenziali assassini, ed alimentando così la rabbia di chi, invece, ha tutti i diritti di esprimere il proprio disappunto.</p>
<h6 style="text-align: right;">Foto tratte dai video de &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221;: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=aixo9iSp_CU">primo</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=97Cd1dFkKfY&amp;feature=relmfu">secondo</a>.</h6>
<h3>Non ci sono articoli correlati.</h3>]]></content:encoded>
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		<title>Wikileaks: in ricordo di Collateral Murder</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 06:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>
		<category><![CDATA[Assange]]></category>
		<category><![CDATA[bradley manning]]></category>
		<category><![CDATA[collateral murder]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Domscheit-Berg]]></category>
		<category><![CDATA[openleaks]]></category>

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		<description><![CDATA[È sempre un piacere tornare a parlare di Wikileaks. Il sito, com&#8217;è noto, diffonde notizie coperte da segreto ed è stato al centro dell&#8217;attenzione mondiale ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/collateral_murder.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1584" title="collateral_murder" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/collateral_murder.png" alt="" width="576" height="434" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">È sempre un piacere tornare a parlare di Wikileaks. Il sito, com&#8217;è noto, diffonde notizie coperte da segreto ed è stato al centro dell&#8217;attenzione mondiale a partire dalla diffusione del filmato-documentario &#8220;Collateral Murder&#8221;, risalente al 2007 e pubblicato nel 2010. Di lì a poco il mondo intero ha cominciato ad interessarsi a Wikileaks ed al suo padre fondatore, Julian Assange, che in pochi giorni è diventato l&#8217;eroe simbolo della libertà di informazione e, per altri contrari alla sua causa, è il traditore della patria. Il lettore ricorderà senz&#8217;altro che in breve tempo Wikileaks venne boicottato duramente e su più fronti: Assange divenne, per un&#8217;accusa di stupro, il maggiore ricercato nel mondo, le banche chiusero le vie che permisero ai cittadini di effettuare donazioni al sito e lo stesso sito subì ripetuti attacchi informatici, legittimati da parte degli organi governativi statunitensi, volti a bloccarne l&#8217;accesso e fermare l&#8217;ondata di rilascio dei cablogrammi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una parte delle istituzioni e dei poteri forti, dunque, non cedette che i cittadini fossero meritevoli di venire a conoscenza della verità e si adoperò, lecitamente o illecitamente, per insabbiarla.</p>
<div id="attachment_1618" class="wp-caption alignright" style="width: 253px"><img class="size-medium wp-image-1618" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="Daniel_Domscheit-Berg" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/Daniel_Domscheit-Berg-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" />
<p class="wp-caption-text">Daniel Domscheit-Berg, ex collaboratore di Wikileaks e fondatore del progetto Openleaks</p>
</div>
<p style="text-align: justify;">I tentativi di censura, tuttavia, scatenarono da un lato la rivolta di numerosissimi cittadini di tutto il mondo ed in particolare di un gruppo di hacker, noti come Anonymous, che colpirono chiunque si schierò apertamente contro Wikileaks. Gli attacchi degli Anonymous, in segno di rivincita, avvennero con l&#8217;uso della stessa tecnica di attacco adottata ai danni di Wikileaks, il DDOS.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;altro lato, invece, le pressioni istituzionali crearono forti tensioni a cui seguirono intimidazioni e minacce dirette ai collaboratori di Wikileaks, tanto che alcuni reporter informatori decisero di allontanarsi dalla piattaforma. La reazione di Assange a seguito delle pressioni venne più volte criticata da questi ex-collaboratori, i quali temettero di essere scoperti, ed uno di essi, Daniel Domscheit-Berg, distrusse numerosi cablogrammi non ancora rilasciati al pubblico, motivando il gesto come l&#8217;unico modo per proteggere le fonti.</p>
<p style="text-align: justify;">In quello stesso periodo Domscheit-Berg si separò dal progetto di Assange e fondò Openleaks, una piattaforma simile a Wikileaks che tuttavia si limita a garantire anonimato ai collaboratori: i documenti non vengono pubblicati a discrezione dei collaboratori ma sono resi disponibili a chiunque intenda leggerli.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Le ultime novità</h3>
<p style="text-align: justify;">Verso la fine del mese di agosto Wikileaks rilasciò tutti i cablogrammi senza alcuna omissione, neppure nei nomi degli informatori: fatto che scatenò un polverone circa gli evidenti pericoli per la loro stessa incolumità. La decisione venne giustificata da una precedente &#8220;fuga&#8221; di informazioni: alcuni giornalisti del Guardian pubblicarono in un libro la chiave di decifratura dei cablogrammi protetti da cifratura, rendendo così accessibile qualsiasi informazione. Immediatamente dopo questo episodio, in Pakistan ed in Tajikistan sono stati rilevati cablogrammi falsi ed il team di Wikileaks ha così preso la decisione di pubblicare tutti i cablogrammi sulla <em>propria</em> piattaforma: cablogrammi già pubblici, come detto, e tuttavia lì garantiti come autentici.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto vorrei fare una mia considerazione personale su tale scelta.</p>
<div id="attachment_1619" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1619" title="800px-Sydney_Wikileaks_2010-Dec-10" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/800px-Sydney_Wikileaks_2010-Dec-10-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" />
<p class="wp-caption-text">I cittadini chiedono libertà per Assange.</p>
</div>
<p style="text-align: justify;">Se da un lato l&#8217;errore più clamoroso è stato compiuto da Assange nel divulgare la password a giornalisti, dall&#8217;altro la sua risposta è, a mio avviso, molto convincente: gli informatori sono stati messi in pericolo nel momento in cui è stata svelata la chiave. La pubblicazione dei loro nomi, a frittata già compiuta, <em>contribuisce alla tutela degli informatori.</em> Il meccanismo delle ritorsioni ai loro danni, infatti, è ora più difficile proprio poiché i fatti e i nomi sono noti al pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">È bene ricordare che gli informatori sono cittadini come noi, che credono nella libertà e nella partecipazione, e che utilizzano la Rete per divulgare notizie censurate dagli altri media.</p>
<p style="text-align: justify;">È mia ferma convinzione che i cittadini abbiano il dovere di tutelare chi, con coraggio, contribuisce a scopi nobili quali la libera informazione, la trasparenza e il controllo sui propri governi. Per questa ragione ritengo che le persone come Assange siano da valorizzare ed appoggiare, così come i siti come Wikileaks e Openleaks siano da considerare una risorsa per i popoli e un contributo notevole per una sana democrazia di estensione globale.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa ottica, i giornalisti che passeranno il loro tempo a fare propaganda e attaccare/difendere Wikileaks faranno quello che per me è giornalismo &#8220;cattivo&#8221;, mentre i giornalisti più meritevoli spulceranno i cablogrammi alla ricerca di tutte quelle informazioni di interesse collettivo da divulgare su carta. Nel mio piccolo, ho inserito in fondo a questo post il link ai cablogrammi ufficiali e invito il lettore ad usufruire delle informazioni lì contenute.</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere, vi lascio con il cablogramma che ha aperto gli occhi al mondo intero.</p>
<h3>Per non dimenticare</h3>
<p style="text-align: justify;">Un buon riassunto di Collateral Murder è stato scritto su <a href="http://www.crimeblog.it/post/4533/iraq-collateral-murder-wikileaks-diffonde-video-strage-civili-a-baghdad">Crime|Blog.it</a> il giorno immediatamente successivo al rilascio del documentario. Il video mostra l&#8217;uccisione, da parte di alcuni militari americani, di una decina di civili ed il ferimento di alcuni bambini intenti a soccorrere le vittime.</p>
<p style="text-align: justify;">Il soldato che ha passato a Wikileaks il video si chiama <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bradley_Manning">Bradley Manning</a> e all&#8217;epoca dei fatti aveva 22 anni. Per Collateral Murder, gli è stato assegnato il <a href="http://giovannidepaola.nova100.ilsole24ore.com/2011/06/wikileaks-fonte-anonima-vince-whistleblower-2011.html">premio</a> Whistleblower 2011. Bradley ora è in attesa di processo, è stato a lungo detenuto in condizioni definite simili alla <a href="http://www.amnesty.it/usa-bradley-manning-trasferito-in-un-altro-centro-di-detenzione">tortura</a> e rischia la pena di morte. I fautori della strage, invece, sono stati giudicati non colpevoli di alcunché poiché il loro comportamento non ha violato il codice militare e le linee guida.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l&#8217;accusa, il video non sarebbe l&#8217;unica informazione che Bradley avrebbe passato ad Assange per Wikileaks ma ce ne sarebbero molte altre, fra cui alcune contenenti nomi di militari sotto copertura in Afghanistan. Altre notizie sarebbero contenute nel file noto come &#8220;Insurance&#8221;, che per il suo contenuto, ancora segreto, è considerato l&#8217;assicurazione sulla vita di Assange.</p>
<p style="text-align: justify;">A difendere il soldato in attesa di verificare la veridicità di queste accuse è nato un movimento in Rete all&#8217;indirizzo <a href="http://www.bradleymanning.org/" target="_blank">http://www.bradleymanning.org/</a> nel quale è possibile documentarsi su come agire ed anche firmare una petizione in suo favore. Io l&#8217;ho fatto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/220px-Bradley_Manning_2.jpg"><img class="size-full wp-image-1637 aligncenter" title="220px-Bradley_Manning_2" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/220px-Bradley_Manning_2.jpg" alt="" width="220" height="293" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il documentario Collateral Murder sottotitolato in italiano è su YouTube:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.youtube.com/watch?v=BYn_8v9F1sg" target="_blank" class="broken_link">Collateral Murder (Parte 1)</a></li>
<li><a href="http://www.youtube.com/watch?v=6NOflo1D4nU" target="_blank" class="broken_link">Collateral Murder (Parte 2)</a></li>
<li><a href="http://www.youtube.com/watch?v=AagZjTOMtcY" target="_blank" class="broken_link">Collateral Murder (Parte 3)</a></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il modo migliore di agire è quello di guardare i video, fare rete e divulgare queste informazioni. Se credi che i soldati come Bradley Manning siano eroi, condividi su Twitter e su Facebook questo articolo ed invita i tuoi amici a leggerlo ed a fare altrettanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è forse giusto affermare che le persone come Bradley debbano diventare la normalità?</p>
<p style="text-align: justify;">A questo link ci sono tutti i <a href="http://www.cablegatesearch.net/search.php" target="_blank">cablogrammi</a> diffusi da Wikileaks. Buona lettura.</p>
<h3>Articoli correlati:</h3><ol>
<li><a href='http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/i-cablogrammi-di-wikileaks-ai-due-maggiori-quotidiani-italiani-che-non-li-hanno-pubblicati.html' rel='bookmark' title='I cablogrammi di Wikileaks ai quotidiani italiani, che non li pubblicano.'>I cablogrammi di Wikileaks ai quotidiani italiani, che non li pubblicano.</a></li>
<li><a href='http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/lo-stato-usa-puo-spiare-gli-account-dei-sostenitori-di-wikileaks.html' rel='bookmark' title='Lo Stato USA può &#8220;spiare&#8221; gli account dei sostenitori di Wikileaks'>Lo Stato USA può &#8220;spiare&#8221; gli account dei sostenitori di Wikileaks</a></li>
<li><a href='http://www.alessandroiavicoli.it/wikileaks/julian-assange-e-la-cronistoria-di-wikileaks.html' rel='bookmark' title='Julian Assange: breve cronistoria di Wikileaks'>Julian Assange: breve cronistoria di Wikileaks</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>WikiNarco: la Rete contro il traffico di droga</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 06:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[narcotraffico]]></category>
		<category><![CDATA[traffico]]></category>
		<category><![CDATA[wikinarco]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le grandi battaglie sociali che le popolazioni affrontano affidandosi alla Rete ce n&#8217;è una che merita senz&#8217;altro di essere condivisa. Si tratta della guerra ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/wikinarco.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1537" title="wikinarco" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/wikinarco.png" alt="" width="576" height="390" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tra le grandi battaglie sociali che le popolazioni affrontano affidandosi alla Rete ce n&#8217;è una che merita senz&#8217;altro di essere condivisa. Si tratta della guerra messicana della droga, ovvero un conflitto iniziato nel 1989 dopo l&#8217;arresto di Miguel Ángel Félix Gallardo, considerato il gestore del traffico di cocaina. Da allora, più organizzazioni criminali hanno cercato di spartirsi il traffico di droga con conflitti armati e violenti che hanno causato la morte di numerosissimi civili. Le autorità locali <em>non sono ancora in grado</em> di placare la violenza e domare queste organizzazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciascuno di questi clan prende il nome di Cartello ed in Messico i tre cartelli principali sono il Cartello di Tijuana, quello di Juárez ed il Cartello del Golfo. I conflitti a fuoco rappresentano quella che viene chiamata la guerra messicana della droga. I cartelli sono anche riusciti a corrompere una parte delle autorità e dei media, mentre i giornalisti più coraggiosi, quelli con la schiena dritta, sono stati assassinati o sequestrati e le famiglie sono state minacciate. Ciò ha complicato enormemente il quadro generale per la popolazione e per le istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, a chiudere il cerchio, va citato il fatto che i cartelli <a href="http://www.direttanews.it/2010/12/14/guerra-della-droga-in-messico-le-armi-dei-narcos-arrivano-dagli-usa/">acquistano le armi dagli Stati Uniti</a> poiché, grazie ad una legge del 2003 approvata dal Congresso, i venditori (e quindi anche i compratori) restano anonimi. In tal modo è più difficile identificarne i possessori ed i responsabili degli omicidi e delle stragi.</p>
<div id="attachment_1553" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/narcos.jpg"><img class="size-full wp-image-1553" title="narcos" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/narcos.jpg" alt="" width="180" height="250" /></a>
<p class="wp-caption-text">Immagine tratta da Avvenire.it</p>
</div>
<p style="text-align: justify;">Giacché uno dei problemi è dato dalla censura delle informazioni, i cittadini più volenterosi hanno cominciato ad utilizzare la Rete per colmare il vuoto mediatico, creando sia blog individuali a scopo divulgativo che strumenti collettivi di controllo e diffusione di notizie taciute ed insabbiate.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno di questi, il più importante, è WikiNarco. Esso nasce nell&#8217;ottica che il modo migliore per affrontare un problema collettivo sia la <strong>partecipazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi preme a questo punto esprimere la mia più totale solidarietà a quei cittadini che credono nella partecipazione come mezzo di crescita collettiva e che combattono in prima persona perché credono nella possibilità di migliorare la convivenza ed il benessere comune grazie ad azioni &#8220;dal basso&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">WIkiNarco è di fatto un portale, una piattaforma di organizzazione collettiva, che si definisce come:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">una fonte grafica di informazioni creata tramite la collaborazione della società civile contro le attività illecite connesse al traffico di droga nella propria città. Si ricorda che un&#8217;informazione è attendibile solo se è stata verificata da fonti d&#8217;informazione, agenzie di sicurezza, immagini e filmati o da utenti che siano stati accertati come reporter di fiducia.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La piattaforma è simile a Wikileaks sotto numerosi aspetti. I dati possono provenire da diverse fonti (a garanzia di pluralità) e sono completamente anonime. Ciò che le rende attendibili è proprio la diffusa partecipazione che consente di scovare immediatamente eventuali &#8220;falsi&#8221;.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1541" title="wikinarco2" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/wikinarco2.png" alt="" width="490" height="401" /></p>
<p style="text-align: justify;">WikiNarco, quindi, non rappresenta solamente una battaglia contro il traffico di droga e la corruzione messicana, ma una vera forma di partecipazione. Esso, infatti, è utilizzato tutt&#8217;ora per individuare e localizzare avvenimenti di cronaca nera legati alla criminalità organizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">WikiNarco e i cittadini che ne fanno parte sono meritevoli del nostro appoggio e del nostro sostegno e  grazie alla Rete disponiamo dei mezzi per agire concretamente anche <em>da casa</em>. Per cominciare, possiamo visitare la <a href="https://www.wikinarco.com/main?l=en_US">home page</a> di WikiNarco, seguire su <a href="http://www.facebook.com/Wikinarco">Facebook</a> e su <a href="https://twitter.com/#!/wikinarco">Twitter</a> la campagna informativa e divulgare queste e altre notizie. In altre parole, tramite la condivisione possiamo partecipare alla battaglia! Inoltre, poiché la pagina di Wikipedia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_messicana_della_droga">italiana</a> è carente di informazioni, chi mastica l&#8217;inglese può tradurre le informazioni dalla corrispettiva <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mexican_Drug_War">pagina in lingua</a>, molto più curata e dettagliata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro contributo non è mai poco!</p>
<h3>Non ci sono articoli correlati.</h3>]]></content:encoded>
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		<title>Uno sguardo a Google+</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 11:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Google+ (pronunciato Google Plus) è il social network di Mountain View, che si propone come sostituto di Facebook. Al momento in cui scrivo è ancora ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/google_plus.png"><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-1517" title="google_plus" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/google_plus.png" alt="" width="576" height="320" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Google+ (pronunciato Google Plus) è il social network di Mountain View, che si propone come sostituto di Facebook. Al momento in cui scrivo è ancora in fase &#8220;sperimentale&#8221;, l&#8217;accesso è limitato e per poterlo utilizzare è necessario ottenere l&#8217;invito. Il processo di sviluppo di Google+ è durato oltre un anno ed il risultato è certamente apprezzabile, sebbene gli sviluppatori siano stati fortemente influenzati da Facebook e di conseguenza le caratteristiche sono molto comuni. Ciononostante, Google+ è per certi aspetti innovativo e predisposto per evolversi e restare sempre al passo coi tempi. In ogni caso, secondo me è sbagliato paragonare Google+ e Facebook: sebbene siano rivali, sono convinto che per un primo periodo i due servizi coesistano finché uno dei due finirà per prevalere sull&#8217;altro. Specialmente agli inizi, tuttavia, una moltitudine di utenti migrerà con cautela dall&#8217;uno all&#8217;altro, utilizzandoli in parallelo, fino a decidere quale dei due &#8220;abbandonare&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intuizione mi appare chiara già dal primo impatto con Google+, la cui interfaccia guida verso i servizi di condivisione di foto e di video e spinge a creare sin dall&#8217;inizio la propria cerchia di amici. Questa rappresenta un primo cambiamento rispetto agli attuali social network. Attualmente, infatti, sia Facebook che Twitter consentono una sola lista di amici per cui ciò che si condivide è visibile a tutti i propri contati. In Google+, invece, si possono costruire più liste e decidere, per ciascuna di esse, cosa condividere e cosa invece no. Questo stesso meccanismo, unito al sistema &#8220;mi piace&#8221; già noto agli utilizzatori di Facebook, consente non solo di gestire al meglio lo share ma anche di trovare più facilmente ciò che si desidera. Come si avrà occasione di apprezzare, Google+ dispone di cerchie di contatti predefinite, ovvero Amici, Parenti, Conoscenti e via dicendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tramite le cerchie, inoltre, Google+ vuole essere il social network definitivo per coloro che desiderano utilizzare Internet come mezzo di informazione. Per tali ragioni il team di sviluppo non trascura ed anzi tiene in grande considerazione il suo utilizzo tramite smartphone e prevede una larga diffusione di mobile application. Se ciò dovesse concretizzarsi e gli obiettivi dovessero essere raggiunti, se cioè Google+ avrà un successo paragonabile a Facebook, diventerà, a mio avviso, il social network definitivo ed esclusivo per i prossimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito è bene ricordare l&#8217;importante ruolo che la Rete e i social network hanno costituito sia durante le rivolte nel mondo arabo che in occasione del terremoto in Giappone. I fatti sono già stati descritti in passato in questo blog, a cui rimando per approfondimenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/cerchia.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1525" title="cerchia" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/cerchia.png" alt="" width="408" height="355" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, nonostante gli ottimi propositi, credo che non sia questo l&#8217;aspetto principe che consentirà, eventualmente, la diffusione di Google+. La caratteristica chiave, ovvero ciò che farà da killer-application, sembra essere il sistema di &#8220;hangout&#8221;, ovvero l&#8217;evoluzione della video-chat che gestisce più utenti contemporaneamente scambiando automaticamente le immagini a seconda dell&#8217;interlocutore. Non ho potuto provare a lungo il sistema, tuttavia l&#8217;idea sembra innovativa e certamente più comoda rispetto alle comuni chat a cui siamo abituati!</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, si nota una certa comodità nell&#8217;uso generale di Google+, che si spiega informaticamente grazie a ciò che c&#8217;è dietro le quinte del servizio: il team ha adottato il nuovo linguaggio HTML5, grazie al quale sono permesse le operazioni più comuni attraverso drag and drop.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, Google+ è stato pensato e realizzato in modo molto curato e dettagliato. Ciascun aspetto è stato studiato per interagire ed integrarsi sia con le altre componenti del social network che con i servizi esterni di Google quali Buzz, Gmail, YouTube e lo stesso motore di ricerca. Va detto che queste integrazioni, finora, sono ancora in fasce. Stando a quanto sostengono i creatori, tuttavia, si tratta di un progetto in continua evoluzione, pertanto dobbiamo aspettarci molte modifiche e innovazioni nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel poco tempo che ho potuto dedicare al social network, ho apprezzato molto la Cerchia e l&#8217;idea che in futuro il servizio sia completamente integrato in qualsiasi sito web: già oggi le ricerche su Google contengono il simbolo di apprezzamento (l&#8217;equivalente del &#8220;mi piace&#8221; di Facebook) che fa pensare ad un probabile un futuro non troppo lontano in cui la Rete diventerà tutta un unico grande social network.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto, nonostante gli indubbi vantaggi di comunicazione, che ne sarà della privacy? Google+ non trascura questo aspetto ma nemmeno offre, per ora, una soluzione accettabile ed anzi non è escluso che le condizioni possano peggiorare e di molto con la diffusione su larga scala.</p>
<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/Google_plus_logo.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1507" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="Google_plus_logo" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/09/Google_plus_logo.png" alt="" width="330" height="100" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In attesa di osservare cosa accadrà, vi anticipo che poter accedere a Google+, nel momento in cui scrivo, è necessario possedere un account gmail ed ottenere un invito. Si tratta di una procedura già collaudata con lo stesso servizio di posta: una volta testato a sufficienza, gmail venne reso completamente libero e usufruibile da chiunque. Lo stesso accade oggi con Google plus: fino a quando il team non riterrà opportuno aprire le registrazioni, l&#8217;invito è l&#8217;unica forma di accesso. La tecnica, parer mio, è dettata più a creare attesa e spianare la strada che da reali esigenze di test.</p>
<p style="text-align: justify;">In attesa del rilascio libero potete <a href="http://www.google.com/+/demo/">dare un&#8217;occhiata alla presentazione di Google+</a> tramite la demo ufficiale e se vi piace, dato che sono un utilizzatore del social network e come tale posso mandare inviti, fatemi richiesta tramite il modulo di contatto di questo blog e sarò felice di spedirvi l&#8217;invito via mail. Passate parola.</p>
<h5 style="text-align: justify;">P.S. Consultate la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Google%2B">pagina di Wikipedia relativa a Google+</a></span> per restare aggiornati!</h5>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Nazioni Unite: «L&#8217;accesso ad internet è un diritto»</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 04:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
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		<category><![CDATA[nazioni unite]]></category>
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		<description><![CDATA[Che la Rete fosse un importante strumento di comunicazione è noto. Che lo sia al punto che l&#8217;ONU consideri il suo libero accesso un diritto ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/report.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1453" title="report" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/report.jpg" alt="" width="494" height="186" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Che la Rete fosse un importante strumento di comunicazione è noto. Che lo sia al punto che l&#8217;ONU consideri il suo libero accesso un diritto umano è una notizia che arriva ben accolta! Il rapporto delle Nazioni Unite, &#8220;Report of the Special Rapporteur on the promotion and protection of the right to freedom of opinion and expression, Frank La Rue&#8221; visualizzabile tramite Scribd a <a href="http://www.scribd.com/doc/56634085/Report-of-the-Special-Rapporteur-on-the%20-promotion-and-protection-of-the-right-to-freedom-of-opinion-and-expression-Frank-La-Rue">questo indirizzo</a>, parla chiaro sull&#8217;importanza attribuita alla libera informazione tramite la Rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle motivazioni cardine è data dalla natura stessa della Rete, che permette e incentiva la collaborazione di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Seoncod Frank La Rue, infatti, &#8220;Internet è diventato un mezzo indispensabile per la  realizzazione di tutta una serie di diritti umani, combattendo  l’ineguaglianza e accelerando lo sviluppo e il progresso, assicurare  l’accesso universale a Internet dovrebbe essere una priorità per tutti  gli stati&#8221;. La Rue prosegue sottolineando la fondamentale importanza della Rete per la partecipazione attiva e sollecitando gli stati ad adottare politiche volte a favorire l&#8217;accesso libero alla rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondimenti vi into alla lettura del bellisimo testo di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/09/onu-internet-e-un-diritto-fondamentale/117023/">Enrica Garzilli</a>.</p>
<h3>Non ci sono articoli correlati.</h3>]]></content:encoded>
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		<title>La democrazia dei referendum è nella Rete</title>
		<link>http://www.alessandroiavicoli.it/cronaca/la-democrazia-dei-referendum-e-nella-rete.html</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 17:15:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
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		<description><![CDATA[In vista del referendum che si terrà il 12 e il 13 giugno 2011 i cittadini più volenterosi hanno dato prova della loro creatività attraverso ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum_numeri.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1430" title="referendum_numeri_small" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum_numeri_small.jpg" alt="" width="576" height="161" /></a>In vista del referendum che si terrà il 12 e il 13 giugno 2011 i cittadini più volenterosi hanno dato prova della loro creatività attraverso numerose iniziative volte ad invitare la popolazione a recarsi alle urne. Il metodo utilizzato per attirare l&#8217;attenzione e divulgare notizie è il classico e collaudato passaparola. Il canale principale, quello che ha permesso più di qualunque altro di veicolare le informazioni molto rapidamente, è senza dubbio la Rete. Anche in questa occasione, quindi, Internet svolge un ruolo estremamente importante e si dimostra un valido alleato a difesa della democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Come era facilmente prevedibile, infatti, i media hanno trascurato di informare adeguatamente i cittadini: le notizie in televisione sono state scarse, insufficienti, ed anche in radio l&#8217;informazione ha fatto molta fatica a diffondersi. Il sistema mediatico italiano, inoltre, ha mostrato ancora una volta la sua anomalia, dando molto spazio alle opinioni e poco tempo al merito.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo scarso impegno si traduce, direttamente ed indirettamente, in due gravissime ripercussioni. La prima e più evidente è che l&#8217;inadeguata informazione si traduce in una più facile manipolazione. La seconda conseguenza è che, dando scarsa importanza a temi prioritari, si alimenta il tipico e antipatico lassismo ormai tristemente noto e diffuso in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;importanza dei quesiti referendari, tuttavia, è stata colta dai cittadini più volenterosi i quali, consapevoli di doversi muovere in prima persona per invitare al voto, hanno scelto Internet come principale fonte di divulgazione di massa. L&#8217;informazione è stata trasmessa sui social network, sui blog e tramite la posta elettronica: centinaia di migliaia di utenti, sparsi in tutto il territorio, hanno pubblicizzato il referendum con grande speranza ed entusiasmo ed il fenomeno è in continua e costante crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione è comunque molto delicata e merita una seria riflessione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/prima-di-votare-pensa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1435" title="prima-di-votare-pensa" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/prima-di-votare-pensa.jpg" alt="" width="576" height="328" /></a></p>
<h3>Parliamoci chiaro</h3>
<p style="text-align: justify;">Il referendum, infatti, è uno strumento preziosissimo per il cittadino poiché, tramite il voto, incide e decide direttamente sul proprio futuro e su quello dei suoi connazionali. Votare è, quindi, non solamente un diritto ma anche e soprattutto un dovere di ciascuno. Inoltre, a mio avviso, l&#8217;impegno richiesto alla popolazione è da valutarsi nel risultato visto nel suo insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Il voto è sì individuale, ma il risultato è collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa prospettiva, i meriti e le responsabilità sul successo/fallimento sono condivise tra coloro che non votano e coloro che, pur votando e non accettando l&#8217;astensionismo, lasciano liberamente che ciò accada.</p>
<p style="text-align: justify;">Decidere di astenersi, infatti, seppur consentito, è contrario ai principi democratici e di responsabilità comune. Ciò si spiega poiché, a causa del tetto minimo previsto dal quorum, l&#8217;astensione al voto di ciascun cittadino contribuisce a fermare il referendum ed a vietare così anche ad altri di potersi esprimere liberamente. Votare è, come già detto, un diritto/dovere e il superamento del quorum, lo ribadisco, è un risultato di interesse collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tali ragioni, chi invita a non votare dimostra ignoranza, se non è subdola malafede, ed assume comportamenti ed atteggiamenti arroganti nei confronti degli altri cittadini. Perché mai consigliare a qualcuno di rinunciare ad un suo diritto, peraltro così importante? Non è forse manipolazione, questa?</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro comportamento che non approvo è quello di voler affermare la propria intenzione di astenersi, per poi trincerarsi dietro alla legittimità di tale scelta. Non è così, per le ragioni viste prima: se il quorum non viene superato, il popolo sarà bue e non sovrano. Astenersi per scelta, in fase di raggiungimento del quorum, non è come astenersi dal votare ed è invece un modo come un altro per boicottare il voto democratico. È una cattiva abitudine che mostra il proprio egoismo e la propria incuranza nei confronti del prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Discorso leggermente differente va fatto per coloro che invitano a votare “SI” o a votare “NO”. Si tratta certamente di un suggerimento più accettabile dei precedenti, poiché presuppone che i cittadini (re)agiscano in qualche modo ed incoraggia a votare. Tuttavia, a mio avviso, appartiene a quei consigli non richiesti che, seppur in buona fede e con le più buone intenzioni, hanno un carattere manipolatorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Le indicazioni di voto del tipo “vota si” oppure “vota no” potranno forse incidere sull&#8217;esito del referendum e “funzionare” nell&#8217;immediato, ma di fatto non invogliano la popolazione ad informarsi ed a responsabilizzarsi. Ne consegue che tali indicazioni alimentano la pigrizia dei cittadini già abituati a delegare le proprie scelte e questo, a sua volta, può comportare un aumento dell&#8217;astensionismo nel lungo periodo.</p>
<h3>Andate a votare!</h3>
<p style="text-align: justify;">Una considerazione a parte va fatta per chi, invece, si limita ad esprimere la propria idea in merito. Affermare le proprie intenzioni di voto, pur non richieste, è sicuramente una posizione accettabile, poiché sottintende che ci si recherà a votare e non si ha la presunzione di dire agli altri cosa e come comportarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il voto è segreto, ma nulla vieta di esprimersi liberamente. Ben vengano, quindi, coloro che manifestano il proprio parere in tal modo: il gioco, si dice, vale la candela.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1432" title="referendum" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum-276x300.jpg" alt="" width="276" height="300" /></a>Ma l&#8217;atteggiamento che preferisco e suggerisco è l&#8217;invito e l&#8217;incoraggiamento a votare, seguito da una dimostrazione di buon esempio.</p>
<p style="text-align: justify;">I cittadini, infatti, devono assumersi le proprie responsabilità non solo nei confronti di sé stessi, ma anche e soprattutto nei confronti della collettività. È quindi importante invitare la popolazione a votare, ma ancora di più lo è diffondere una mentalità volta alla consapevolezza: ricordate sempre che il voto è individuale, ma il risultato è collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tale ragione preferisco, quindi, invitare i cittadini ad informarsi e ad informare, al fine di costruire l&#8217;Italia tutti insieme, perché è dovere di ciascuno contribuire al proprio futuro, quello degli altri ed in particolar modo quello delle future generazioni. L&#8217;obiettivo più importante, a tal fine, è quello di raggiungere la consapevolezza. Un obiettivo da raggiungersi nel tempo e per il quale la Rete svolgerà, senza dubbio, un ruolo primario.</p>
<h3>Via libera</h3>
<p style="text-align: justify;">Questa mia riflessione, d&#8217;altro canto, non sarebbe completa senza indicare il “come” si possa raggiungere un buon livello di consapevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono certamente il più indicato a dare lezioni in questo, tuttavia ritengo esemplari le iniziative di centinaia di migliaia di persone che hanno dato sfogo alla propria creatività. I risultati ottenuti sono semplicemente brillanti, notevoli e promettenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le espressioni creative più accattivanti riguardano i loghi come &#8220;Avotar&#8221;, slogan di fantasia come &#8220;Battiquorum&#8221;, l&#8217;effetto “domino” e la corsa di 1 miglio a corpo nudo. Le <a href="http://www.pianetatech.it/internet/social-network/referendum-2011-iniziative-quorum-video-app-manifestazioni.html">iniziative</a> più curiose riguardano incentivi per chi vota: si va dai passaggi gratuiti in taxi  alla distribuzione di gadget fino alla partecipazione ad un concerto gratuito. Non mancano neppure conferenze in ogni città d&#8217;Italia: mai prima d&#8217;ora la società civile si era esposta in tal modo, e tutto lascia pensare che questo sia solo l&#8217;inizio!</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le iniziative, va detto, sono meritevoli di apprezzamento, a prescindere da quanto successo abbiano riscosso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni buon conto, senza nulla togliere alle virtù della popolazione più attiva ed entusiasta, preferisco soffermarmi sull&#8217;aspetto che riguarda più da vicino il tema di questo blog: il ruolo della Rete nel contesto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/partecipazione.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1438" title="partecipazione" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/partecipazione-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Tutte queste lodevoli manifestazioni hanno fatto molto perno sulla rapidità ed efficacia della Rete per mettere al corrente la popolazione di queste idee e per stimolare la collettività a comportarsi allo stesso modo.</p>
<p style="text-align: justify;">La Rete ha quindi permesso la divulgazione capillare in brevissimo tempo ed è proprio questo l&#8217;elemento chiave: il tempo, pochissimo, a disposizione. Grazie ai social network più diffusi, come Facebook e Twitter, e grazie anche ai blog ed alle mail di migliaia di appassionati, Internet è stata “invasa” di notizie che hanno diffuso il verbo del voto.</p>
<p style="text-align: justify;">Una piccola nota di merito va data anche alle edizioni online di alcuni quotidiani che, seppur con forte ritardo e per dubbie motivazioni, nel periodo successivo alle elezioni amministrative hanno preso posizione cominciando a scrivere di referendum anche con un buon livello di dettaglio: meglio tardi che mai&#8230;</p>
<h3>La chiave è la partecipazione</h3>
<p style="text-align: justify;">Per queste ragioni possiamo affermare con grande serenità che la Rete si è dimostrata, ancora una volta, uno strumento molto valido in difesa della democrazia e dell&#8217;informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la Rete da sola non serve a molto: è solo un mezzo. Il compito principale lo svolgono i cittadini e la speranza è che nel tempo la popolazione impari a confrontarsi e ad agire verso scopi comuni e per il benessere non solo personale ma anche collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche io ritengo di aver contribuito, con questo breve articolo, a migliorare le cose, ed incoraggio tutti i lettori a diffondere e condividere le iniziative che ritengono più persuasive. Il contributo non è mai poco ed è sempre il benvenuto!</p>
<p style="text-align: justify;">In una sola parola, siete tutti invitati a partecipare.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualunque sia il risultato del referendum, resta senz&#8217;altro valida la riflessione di Diego Destro, blogger di <a href="http://www.daw-blog.com/">DAW</a>: &#8220;senza internet, nessuno parlerebbe dei quesiti referendari&#8221;. I social network ed i blog(ger) possono, infatti, incidere molto sull&#8217;esito e tanti cittadini hanno capito che non possono più affidarsi ai media tradizionali, ma devono utilizzare Internet per i loro scopi. In effetti si può dire che, se da una parte la Rete influenzerà i risultati del referendum, dall&#8217;altra il tentativo di boicottaggio e la trascuratezza ed inefficienza dei media in generale ha agevolato l&#8217;ampia diffusione di Internet come canale privilegiato per il passaparola.</p>
<p style="text-align: justify;">Il popolo, tuttavia, non può e non deve delegare ancora ed anzi è arrivato il momento di decidere se essere bue o sovrano.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è una buona occasione, non sprechiamola! Andiamo a votare!</p>
<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/io_vado_a_votare.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1428" title="io_vado_a_votare" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/06/io_vado_a_votare.jpg" alt="" width="576" height="587" /></a></p>
<address style="text-align: right;">Immagini tratte, nell&#8217;ordine, da <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it">Il fatto quotidiano</a>,<a href="http://www.cittattiva.com/?p=202"> cittattiva.com</a>, <a href="http://www.ilsitodelledonne.it/2011/06/referendum-2011-il-pericolo-si-chiama-quorum/">ilsitodelledonne.it</a>, <a href="http://idee-in-movimento.blog.tiscali.it/">idee-in-movimento.it</a>, <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/06/02/news/referendum_votare_logo_scarica_stampa-17091074/">La Repubblica</a>.</address>
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		<title>Eliminare definitivamente il proprio profilo Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 07:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle funzionalità meno note di Facebook è quella che permette la totale e irreversibile cancellazione del proprio account. Gli utenti che non intendono utilizzare ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/04/fb_delete_account.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1378" title="fb_delete_account" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/04/fb_delete_account-300x117.png" alt="" width="300" height="117" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una delle funzionalità meno note di Facebook è quella che permette la totale e irreversibile cancellazione del proprio account. Gli utenti che non intendono utilizzare ulteriormente il social network, infatti, sono soliti <em>disattivare </em>il proprio profilo. L&#8217;operazione di disattivazione, tuttavia, non elimina i dati inseriti come, ad esempio, le immagini, i video e quant&#8217;altro caricato e pubblicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema, quindi, è quello di ottenere una totale eliminazione dei contenuti, che è spesso l&#8217;intento di chi vuole &#8220;sparire&#8221; da Facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino a poco tempo fa l&#8217;unico modo consisteva nell&#8217;inviare una mail ai responsabili del social network ed attendere che qualcuno si facesse carico di assolvere il compito. Le continue richieste hanno poi portato gli sviluppatori ad implementare un meccanismo automatizzato e semplificato, che è quello oggi &#8220;definitivo&#8221; qui riportato.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;operazione, come ho detto, è semplice ed il risultato è la totale ed irreversibile cancellazione di qualsiasi cosa pubblicata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema di eliminazione è attivabile collegandosi a questo indirizzo:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account ">http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account</a></p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso la pagina dedicata, confermando l&#8217;operazione richiesta, potrete cancellare definitivamente da Facebook tutto ciò che riguarda il vostro profilo. Seguite attentamente le istruzioni e ricordate di <strong>non collegarvi</strong> durante il periodo successivo dalla richiesta di cancellazione. Ciò che accade, infatti, è una disattivazione temporanea dei dati e la successiva rimozione nel solo caso in cui non risultano attività a partire dall&#8217;invio della richiesta. In altre parole, se vi connettete, il vostro profilo non viene distrutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Al momento il tempo di attesa è di due settimane, dopodiché avviene la cancellazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di abbandonare definitivamente Facebook vi consiglio di effettuare un backup del vostro profilo, in via cautelativa, attraverso la <a href="http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/larchivio-di-facebook.html">procedura di archiviazione</a> descritta in questo stesso blog.</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Evitare che il profilo di Facebook compaia sui motori di ricerca</title>
		<link>http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/evitare-che-il-profilo-di-facebook-compaia-sui-motori-di-ricerca.html</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facebook]]></category>
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		<description><![CDATA[Normalmente le pagine degli utenti di Facebook compaiono sui motori di ricerca. Tecnicamente parlando, si dice che vengono indicizzate. Inoltre i motori si riservano di ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Normalmente le pagine degli utenti di Facebook compaiono sui motori di ricerca. Tecnicamente parlando, si dice che vengono indicizzate. Inoltre i motori si riservano di duplicare alcuni contenuti in una sua memoria, la cosiddetta copia <em>cache</em>. Da qui siete visibili anche dopo aver modificato alcune impostazioni, quindi la cosa migliore</p>
<p style="text-align: justify;">Se preferite evitare di comparire sui motori di ricerca dovete agire sulle impostazioni della privacy che Facebook mette a disposizione.</p>
<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/fb_google.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1284" title="fb_google" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/fb_google.png" alt="" width="522" height="87" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel menu a destra selezionate <strong>Account | Impostazioni della privacy</strong> e poi cercate in basso la casella <strong>Applicazioni e siti Web</strong>. Cliccate sul link <strong>Modifica le impostazioni</strong> e poi cercate <strong>Ricerca Pubblica</strong>, che dovrebbe essere l&#8217;ultima opzione, e quindi <strong>Modifica impostazioni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Disattivate la casella e confermate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vorrà del tempo prima che il vostro nome scompaia dai motori di ricerca e che la copia cache venga svuotata.</p>
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		<title>Lo Stato USA può &#8220;spiare&#8221; gli account dei sostenitori di Wikileaks</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 07:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>
		<category><![CDATA[Assange]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Apprendo la notizia da &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; in un articolo firmato Enrica Garzilli, del quale vi propongo qui una sintesi. Venerdì 11 marzo il giudice ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/wikileaks.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1342" title="wikileaks" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/wikileaks.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Apprendo la notizia da &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; in un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/13/usa-lo-stato-puo-spiare-laccount-twitter-dei-sostenitori-di-wikileaks/97397/">articolo </a>firmato Enrica Garzilli, del quale vi propongo qui una sintesi. Venerdì 11 marzo il giudice Theresa Buchanan ha rigettato le argomentazioni difensive relative all&#8217;accesso, da parte del Governo USA, agli account Twitter, alle email e ad altre informazioni digitali appartenenti a personaggi vicini a Wikileaks.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati che saranno ricavati potranno essere utilizzati per verificare eventuali reati penali a carico di 4 attivisti ed eventualmente a carico di Assange. Nessuno di loro ha contestato la decisione (avrebbero potuto avvalersi del diritto di opposizione), hanno invece chiesto, ed ottenuto, che i documenti relativi alla vicenda giudiziaria siano dichiarati pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">Va specificato che l&#8217;ordinanza fa riferimento alla possibilità, da parte della Polizia o di altri organi giudiziari, di ottenere i dati privati se sono rilevanti o se costituiscono materiale per un&#8217;investigazione criminale. L&#8217;ordinanza, tuttavia, è molto ampia e i dati possono essere prelevati anche dalle mail e da eventuali documenti relativi agli account, compresi i contatti, i log delle connessioni e le attività da e verso l&#8217;account. Da qui la contestazione sulla privacy.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli attivisti ai quali è stato chiesto di accedere ai rispettivi account sono Brigitta Jónsdóttir, Jacob Appelbaum, Rop Gonggrijp, Bradley E. Manning e Julian Assange. La Jónsdóttir, in particolare, propone di fare pressione sui social media affinché spostino i server fuori dal territorio USA: &#8220;se l&#8217;ordinanza rimarrà in vigore, le vostre informazioni non sono al sicuro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Una nota di merito va a Twitter che, ricevuta la notifica ufficiale per fornire le informazioni sugli account, si è rifiutato di consegnare ciò che non era già pubblico ed ha &#8220;intrapreso un&#8217;azione a favore della privacy per non consegnare i dati dei collaboratori di Wikileaks&#8221;.</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Giappone si affida ad Internet</title>
		<link>http://www.alessandroiavicoli.it/cronaca/il-giappone-si-affida-a-internet.html</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 07:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
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		<category><![CDATA[smart phone]]></category>
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		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[tsunami]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il terremoto che ha colpito l&#8217;isola nipponica ed il conseguente maremoto che si è sollevato, il quadro generale dei danni è incalcolabile. Le strade ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/NatoriYagawahama-Before-After.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1319" title="befonreafter" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/befonreafter.jpg" alt="" width="576" height="396" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il terremoto che ha colpito l&#8217;isola nipponica ed il conseguente maremoto che si è sollevato, il quadro generale dei danni è incalcolabile. Le strade nei pressi delle coste più vicine all&#8217;epicentro sono completamente inutilizzabili, l&#8217;acqua ha devastato le zone adiacenti portandosi via automobili, navi e quant&#8217;altro e alcune linee elettriche sono fuori uso, lasciando &#8220;al buio&#8221; vaste aree colpite dallo tsunami. Tuttavia, i canali di connessione ad Internet funzionano ancora e i giapponesi hanno affidato alla Rete molte delle loro speranze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il numero di morti si calcola a decine di migliaia e coloro che sono evacuati o dispersi sono circa 700.000. Il costo totale che le assicurazioni dovranno sborsare a causa del terremoto (senza contare lo tsunami) è stimato in circa 35 miliardi di dollari. L&#8217;isola di Honshu spostata di circa 2.4 metri e la situazione delle centrali nucleari è ancora tutta da verificare.</p>
<p style="text-align: justify;">Gran parte delle strutture telefoniche hanno riportato guasti e sono state danneggiate dall&#8217;acqua, &#8220;spegnendo&#8221; i principali servizi di comunicazione telefonica. Negli istanti successivi alla catastrofe la situazione riportata dai media nazionali era di oltre metà Giappone con telefoni cellulari inutilizzabili.</p>
<p style="text-align: justify;">La quasi totalità delle comunicazioni, quindi, ha abbandonato la telefonia e si è riversata sulla Rete. I social network, in particolare, sono stati provvidenziali e largamente impiegati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/03/japan_quake976x585.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1340" title="japan" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/japan.jpg" alt="" width="576" height="345" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Gli utilizzi principali sono stati, e sono tutt&#8217;ora, quelli di chiedere/fornire aiuto in varie forme, come indicare le zone dove trovare riparo, segnati con marcatori dalle <a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&amp;sl=auto&amp;tl=it&amp;u=http%3A%2F%2Fmaps.google.co.jp%2Fmaps%2Fms%3Fie%3DUTF8%26hl%3Dja%26brcurrent%3D3%2C0x605d1b87f02e57e7%3A0x2e01618b22571b89%2C0%26msa%3D0%26msid%3D215507572864740295322.00049e31ae027259c4dda%26ll%3D35.636093%2C139.617004%26spn%3D0.31363%2C0.617294%26z%3D11">mappe di Google</a>, le direzioni degli ospedali che possono ricevere pazienti, fornire informazioni audio e video in tempo reale e via dicendo. L&#8217;utilizzo di Twitter è stato provvidenziale per pubblicare le news in tempo reale, ma anche per sostituire gli SMS e per offrire ospitalità a chi ha perso tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ruolo chiave, quindi, lo hanno svolto anche gli smartphone, diffusissimi nella zona, che hanno permesso la connessione costante alla Rete e che, grazie alle funzioni GPS integrate, hanno fatto da navigatore ai dispersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Migliaia di giornalisti, geologi ed altri esperti, inoltre, hanno utilizzato la Rete per fornire istruzioni e diffondere la loro conoscenza in aiuto ai terremotati. I sopravvissuti si sono facilmente messi in contatto con parenti ed amici grazie a Mixi, un social network diffuso in Giappone, ed alcune compagnie hanno abilitato gratuitamente i servizi di ricariche telefoniche on-line. Finanche la Cina ha aperto ai suoi blogger per la diffusione di informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mancano, certamente, i messaggi di solidarietà né i contatti per le donazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti gli altri è venuto in aiuto <a href="http://www.google.com/crisisresponse/">Google Crisis Response</a>, un progetto nato dopo Google Person Finder per tracciare un registro di tutte le informazioni fondamentali sui disastri naturali. Già utilizzato con successo per il terremoto in Nuova Zelanda (con il celebre crollo della Christchurch) e per tutti i precedenti stati di allarme che richiedevano la ricerca di dispersi, il servizio consente di cercare le persone non ancora individuate e di inserire informazioni sui ritrovamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi, quindi, la popolazione giapponese ha fatto largo uso della Rete per comunicare e chiedere aiuto, aprendo una nuova strada all&#8217;uso di internet come strumento di salvataggio da catastrofi di grande portata. In futuro, pertanto, potremmo assistere a sistemi innovativi di salvataggio dai disastri naturali basati sì su tecniche già note, ma che si affidano alla Rete per la facile diffusione e per la velocità di propagazione.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=qioNZpVglm8">http://www.youtube.com/watch?v=qioNZpVglm8</a></p>
</p>
<p style="text-align: justify;">Sfortunatamente, è bene dirlo, internet e i social network sono stati utilizzati anche per truffare la gente approfittando dello stato di allarme generale. La tecnica è quella di spacciarsi per enti di beneficenza nati appositamente per aiutare i terremotati oppure di fingersi come enti di aiuto già esistenti sul campo. Per qualsiasi donazione, quindi, rivolgetevi a enti di fiducia, altrimenti il vostro contributo non arriverà a destinazione.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Illustrazione tratta da &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Tutelare la privacy dalle applicazioni su Facebook</title>
		<link>http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/tutelare-la-privacy-dalle-applicazioni-su-facebook.html</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 07:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Le applicazioni di facebook, come tutti sanno, possono accedere ai dati ed alle impostazioni personali. Meno noto è, invece, il fatto che possano accedere anche ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/fb_privacy_settings.png"><img class="alignleft size-full wp-image-1258" title="fb_privacy_settings" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/fb_privacy_settings.png" alt="" width="203" height="226" /></a>Le applicazioni di facebook, come tutti sanno, possono accedere ai dati ed alle impostazioni personali. Meno noto è,  invece, il fatto che possano accedere anche ai dati personali dei vostri  contatti. Ovvero, le applicazioni che installano i vostri contatti  accedono, allo stesso modo, alle vostre informazioni sensibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui vi mostro come proteggervi da questa situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel menu in alto a destra selezionate <strong>Account | Impostazioni sulla privacy</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Individuate, in fondo a sinistra, la casella <strong>Applicazioni e Siti Web</strong> e cliccate sul link con la dicitura <strong>Modifica le tue impostazioni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Cercate l&#8217;opzione <strong>Informazioni accessibili mediante i tuoi amici</strong> e cliccate su <strong>Modifica impostazioni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella finestra che compare, dovreste togliere il segno di spunta da <em>tutte</em> le caselle indicanti le informazioni che volete proteggere! Il mio consiglio è quello di spuntarle tutte, poiché qualche amico potrebbe installare un&#8217;applicazione che, una volta impadronitasi dei vostri dati, li utilizza per fare spam o li vende a chi fa spam o magari vi chiama per telefono&#8230; Salvate le modifiche.</p>
<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/fb_friend_access.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1261" title="fb_friend_access" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/fb_friend_access.png" alt="" width="556" height="394" /></a></p>
<p>Infine, divulgate queste informazioni in modo che anche i vostri amici ne vengano a conoscenza.</p>
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<li><a href='http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/eliminare-definitivamente-il-proprio-profilo-facebook.html' rel='bookmark' title='Eliminare definitivamente il proprio profilo Facebook'>Eliminare definitivamente il proprio profilo Facebook</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>La Cina censura Linkedin</title>
		<link>http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/la-cina-censura-linkedin.html</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 07:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[linkedin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandroiavicoli.it/?p=1221</guid>
		<description><![CDATA[Anche Linkedin nel mirino della dittatura cinese, che dopo YouTube, Facebook, RenRen e Twitter ora si scaglia contro il social network dedicato al mondo delle ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/cinese-pc.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1225" title="cinese-pc" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/cinese-pc.jpg" alt="" width="324" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Anche Linkedin nel mirino della dittatura cinese, che dopo YouTube, Facebook, RenRen e Twitter ora si scaglia contro il social network dedicato al mondo delle professioni. Linkedin, infatti, permetteva di aggirare i blocchi ed accedere a Twitter in Cina.</p>
<p style="text-align: justify;">Un utente dal nome Jasmine Z, a quanto si apprende, avrebbe aperto una discussione sulle rivolte nel Mondo Arabo dichiarando di essere anche pronto a morire per la libertà della propria terra. Contemporaneamente, sono apparsi alcuni post a favore della &#8220;mini&#8221; rivolta dei Gelsomini, avvenuta in tredici città cinesi, che ha fatto sperare in un principio di rivoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni si diffondono in rete gli inviti a continuare con la rivolta ogni domenica e la popolazione è invitata a partecipare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema di controllo della rete adottato in Cina conta oltre 30.000 dipendenti a tempo pieno e fino a 2 milioni di volontari che selezionano accuratamente le pagine web che i service provider devono bloccare. Un meccanismo abnorme e costosissimo per tenere la popolazione sotto controllo basato sulle keyword, ovvero parole chiave che determinano il blocco della pagina.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che sia in piedi ancora una scappatoia e che ci si possa collegare tramite proxy esteri o tramite vpn. Una pratica talvolta definita vicina all&#8217;hacking, il quale in Cina può essere punito finanche con la pena di morte se riconosciuto come lesivo alla sicurezza nazionale.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Fotografia da <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2010/03/cina-google-internet-da-pechino.shtml">IlSole24Ore</a>.</em></p>
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<li><a href='http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/petizone-ferma-la-censura.html' rel='bookmark' title='Petizione: &quot;Ferma la censura&#8230;&quot;'>Petizione: &quot;Ferma la censura&#8230;&quot;</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>La posta elettronica certificata dal Governo Italiano</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 07:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
		<category><![CDATA[Network Security]]></category>
		<category><![CDATA[pec]]></category>
		<category><![CDATA[posta elettronica certificata]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La Posta Elettronica Certificata, abbreviata PEC, è un servizio  email che funziona in modo analogo alla classica Raccomandata AR. Questo implica sia la tracciabilità del ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/pec.png"><img class="alignright size-full wp-image-1244" title="pec" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/pec.png" alt="" width="315" height="112" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Posta_elettronica_certificata">Posta Elettronica Certificata</a>, abbreviata PEC, è un servizio  email che funziona in modo analogo alla classica Raccomandata AR. Questo implica sia la tracciabilità del messaggio che il valore legale al pari della posta ordinaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, a differenza della posta elettronica comune, la PEC è affiancabile ad altri servizi come il certificato digitale e la firma digitale &#8211; il primo a garanzia della veridicità del contenuto, mentre la seconda a garanzia del mittente.</p>
<p style="text-align: justify;">La PEC introduce quindi alcuni vantaggi, snellisce il traffico derivante dalla posta ordinaria sostituendo la Raccomandata AR ed è consultabile via internet quindi in qualsiasi posto ci si trovi.</p>
<p style="text-align: justify;">La campagna di diffusione della PEC, avviata dal Governo Italiano nel 2009 ma funzionante praticamente dal 2011, si chiama PostaCertificat@ ed è un servizio rivolto a tutti i cittadini. Tramite questa campagna tutti i cittadini possono richiedere una casella da 250MB, gratuitamente.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;utilizzo, sfortunatamente, è riservato ai soli messaggi con la Pubblica Amministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguito della registrazione sul sito, raggiungibile attraverso il link in fondo all&#8217;articolo, viene fornito un codice che va comunicato alle Poste. Questo processo permette l&#8217;attivazione della casella e, da questo momento, la Pubblica Amministrazione si riserverà di comunicare esclusivamente attraverso di essa con l&#8217;utente, il quale non potrà scegliere la forma a lui più comoda.</p>
<p style="text-align: justify;">La Posta Certificata è certamente un passo avanti verso la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, pertanto l&#8217;augurio è che in futuro si possa usufruirne liberamente, esenti da vincoli, e come servizio complementare e non sostitutivo alla posta ordinaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il servizio è attivo all&#8217;indirizzo <a href="http://www.postacertificata.gov.it/">www.postacertificata.gov.it</a> dove sono disponibili anche tutte le informazioni al riguardo.</p>
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		<title>Internet under 18 e sessualità</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 07:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Safe Internet Day]]></category>
		<category><![CDATA[Save the Children]]></category>
		<category><![CDATA[Telefono Azzurro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Safe Internet Day è la giornata europea per la sicurezza in rete che rivolge particolare attenzione nei confronti dei minori. Quest&#8217;anno è stato celebrato ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/hand.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1174" title="hand" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/hand.jpg" alt="" width="576" height="447" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il Safe Internet Day è la giornata europea per la sicurezza in rete che rivolge particolare attenzione nei confronti dei minori. Quest&#8217;anno è stato celebrato l&#8217;8 febbraio e l&#8217;accento posto sulle differenze fra virtuale e reale. Nello stesso periodo Save the Children ha pubblicato un rapporto relativo alla sessualità e internet fra gli adolescenti. I dati emersi indicano che il tema è, in generale, poco conosciuto dai ragazzi e dai genitori che vegliano su di loro. Vediamo di cosa si tratta e come interpretare i risultati dei rapporti &#8211; scaricabili tramite i link in fondo all&#8217;articolo.</p>
<h3>I comportamenti dei ragazzi</h3>
<p style="text-align: justify;">Una delle prime cose rilevate riguarda il modo in cui i ragazzi, soprattutto i più piccoli, vivono l&#8217;universo in rete. Molto spesso essi confondono Internet come una vita virtuale, staccata e diversa dalla realtà. Talvolta, nei casi più difficili, arrivano a costruirsi una nuova identità, nella quale vivono ed esprimono una personalità che corrisponde a ciò che <em>vorrebbero</em> essere.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altra parte gli adolescenti, in generale, dichiarano che per loro è più semplice esprimersi tramite il web e sono sempre più desiderosi di farlo. Per il dialogo preferiscono i social network e spendono anche oltre due ore quotidiane in Rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tutto questo tempo, naturalmente, è dedicato alla sessualità. In effetti, la quasi totalità dei ragazzi e delle ragazze indica di utilizzare i social network per essere in contatto con amici e parenti, con adulti e qualche volta con persone &#8220;sconosciute&#8221; (che nel 14% dei casi sono adulti). Di questi contatti, tuttavia, pochi sono quelli con cui dialogare dei propri comportamenti legati al sesso ed anzi l&#8217;interlocutore favorito resta il migliore amico o un compagno di scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo trascorso su internet e legato alla sessualità è invece speso principalmente in siti con contenuti per adulti, il cui facile accesso rende i ragazzi precoci nel sesso. Una cosa, va detto, che rientra nella normalità dei comportamenti adolescenziali. La vera &#8220;novità&#8221; è invece il fatto che la pratica dello scambio di materiale a sfondo sessuale non sembra preoccupare eccessivamente gli adolescenti di ambo i sessi, i quali tuttavia esprimono differenti sensazioni al riguardo.</p>
<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/eye.jpg"><img class="size-medium wp-image-1178 alignright" title="eye" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/eye-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I ragazzi dichiarano per lo più di aver provato sensazioni positive e di curiosità, motivate generalmente da ragioni di autostima, per sentirsi interessanti, sexy e ricevere complimenti. Le ragazze, invece, partecipano agli scambi di materiale a sfondo sessuale per farsi notare ed attirare l&#8217;attenzione del ragazzo che le piace e solo in qualche caso sono motivate da interessi materiali come il ricevere regali e ricompense o ricariche telefoniche.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Gli adolescenti -  spiega Barbara Forresi, Coordinatrice del centro studi e ricerca di Telefono Azzurro &#8211; riconoscono di lasciarsi andare più facilmente quando navigano e di riuscire a fare conoscenza con tante persone.&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti i ragazzi della loro età tendono comunque a nascondere i propri genitori questi comportamenti, facendo attenzione a non essere &#8220;scoperti&#8221;.</p>
<h3>I pericoli a cui vanno incontro</h3>
<p style="text-align: justify;">Sempre considerando il legame con la sfera sessuale, i ragazzi non sono esenti dai pericoli che derivano da un uso inconsapevole della Rete.  Uno di questi, a cui rivolgere particolare attenzione, è l&#8217;<em>adescamento</em>, dall&#8217;inglese &#8220;grooming&#8221;. Si tratta di una tecnica utilizzata dai pedofili e dai malintenzionati che consiste nell&#8217;ingannare il proprio interlocutore, fingendosi a lui vicino sentimentalmente ed emotivamente, per poi organizzare un appuntamento.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati indicano che un ragazzo su due viene contattato da sconosciuti e, di questi, uno su 5 accetta l&#8217;incontro ed è, pertanto, in potenziale pericolo. I ragazzi, va detto, sono consapevoli di questi rischi, sono vigili e attenti a non cadere nelle mani dei malintenzionati, tuttavia la loro contromisura principale consiste semplicemente nel fidarsi del loro istinto e questo li rende vulnerabili.</p>
<p style="text-align: justify;">I genitori, dal canto loro, sono preoccupati ma, curiosamente, non adottano contromisure quali gli strumenti software di supervisione &#8211; i cosiddetti <em>parental control</em>, di cui solo 8 su 100 ne sono a conoscenza &#8211; ed anzi è pratica diffusa l&#8217;utilizzo di internet come baby-sitter.</p>
<p style="text-align: justify;">La conseguenza è che i ragazzi finiscono per interagire sempre più con il computer, creando deficit nelle relazioni interpersonali reali. Questo li spinge a costruirsi personalità legate alla rete, talvolta immaginarie, e tendono poi maggiormente a fidarsi dei propri interlocutori online, anche se si tratta di persone sconosciute.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò, va specificato, non rappresenta una situazione tipica ed anzi fortunatamente è rappresentativo di una minoranza di casi. L&#8217;interlocutore sconosciuto, inoltre, non sempre è un malintenzionato: può trattarsi anche di uno scherzo dei compagni o di un amico timido.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fenomeno, tuttavia, è in leggera crescita e può essere riconosciuto da alcune evoluzioni tipiche: inizia da normali e semplici conversazioni, poi  passa attraverso promesse varie ed infine c&#8217;è la richiesta di incontro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;inchiesta di azzurro.it si legge che i malintenzionati sono quasi esclusivamente maschi, senza distinzioni culturali, religiose o di altro genere. Essi ricercano le vittime con cura e criterio, preferendo le ragazzine intorno ai 13 anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/pc.jpg"><img class="size-medium wp-image-1184 alignleft" title="pc" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/03/pc-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>A spiegare meglio il fenomeno è Domenico Vulpiani, Dirigente Generale  della Polizia di Stato e Consigliere del Ministro dell&#8217;Interno. Secondo  Vulpiani, infatti, i soggetti più vulnerabili e più esposti sono i  minorenni, i quali possono &#8220;subire facilmente furti o manipolazioni dei  dati personali, adescamenti, minacce, estorsioni, episodi di bullismo&#8221;.  Vulpiani conferma che i rischi aumentano quando si accettano  appuntamenti da persone conosciute online. I ragazzi abituati a vivere  attraverso la rete &#8220;tendono a dissociare le comunicazioni dalle persone  che le sostengono&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In altre parole, la percezione dei rischi e la loro pericolosità sono molto bassi ed è importante essere sempre vigili. Secondo Telefono Azzurro la quasi totalità dei rischi sarebbero scongiurabili attraverso la guida e la supervisione di un adulto.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli adolescenti, quindi, vanno invitati alla prudenza ed i genitori alla formazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A questi scopi sono nati diversi programmi di formazione, dei quali citiamo <a href="http://www.apprendereinrete.it/News/La_scuola_ricomincia_navigando.kl"><em>La scuola ricomincia navigando</em></a> per un utilizzo sicuro e responsabile della rete e <em>Web in cattedra</em> rivolto alla formazione del personale docente. Entrambi sono progetti in collaborazione con Microsoft attraverso il portale <a href="http://www.apprendereinrete.it/">www.apprendereinrete.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;interno dei link sopracitati ci sono le informazioni specifiche per i ragazzi e per gli adulti.</p>
<h3>Cosa fare?</h3>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, vediamo gli aspetti principali per ridurre al minimo i rischi di adescamento.</p>
<p style="text-align: justify;">In aiuto ci viene il Capitano Luigi Mancuso, Comandante della IV sezione Nucleo Investigativo Carabinieri di Roma, il quale sottolinea come, &#8220;in linea di massima è bene non divulgare mai informazioni personali o sulla propria famiglia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Un campanello di allarme importante &#8211; prosegue -  è la richiesta, da parte di una persona conosciuta online, di <strong>mantenere tale amicizia un segreto</strong>, richiesta che segue spesso quella di incontrarsi di persona&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La chiave, pertanto, sta nella formazione e nelle campagne di sensibilizzazione sul tema, specialmente verso gli adolescenti, poiché attraversano quella fase in cui sono più facilmente esposti ad attività rischiose. I genitori, da parte loro, &#8220;devono aggiornarsi ed imparare ad usare le nuove tecnologie e gli strumenti di controllo.&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Restano validi i consigli più generali: non accettare mai inviti da persone conosciute online né fidarsi delle immagini sui social network poiché possono facilmente essere falsificate.</p>
<p>Fonti:</p>
<ul>
<li><a href="http://test.sicurinrete.it/">http://test.sicurinrete.it/</a></li>
<li><a href="http://www.pariopportunita.gov.it/quinonsitocca">http://www.pariopportunita.gov.it/quinonsitocca</a></li>
<li><a href="http://www.azzurro.it/index.php?act=section&amp;metatitle=Archivio_Azzurro_Child_2010&amp;id=411">Azzurro Child</a> (vedi numeri di febbraio, maggio e ottobre 2010)</li>
<li>Save the Children &#8211; <a href="http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img136_b.pdf">Sessualità ed Internet: i comportamenti dei teeneger italiani</a>.</li>
<li><a href="http://www.easy4.it/wp-content/uploads/2009/11/guidagenitori.pdf">Guida per i genitori</a> (2009)</li>
</ul>
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		<title>L&#8217;archivio di Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 13:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;archivio dei dati di facebook è una funzionalità poco conosciuta e poco utilizzata ma che può tornare utile in diverse occasioni. Si tratta di uno ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/impostazioni_account.png"><img class="alignright size-full wp-image-1153" title="impostazioni_account" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/impostazioni_account.png" alt="" width="205" height="228" /></a>L&#8217;archivio dei dati di facebook è una funzionalità poco conosciuta e poco utilizzata ma che può tornare utile in diverse occasioni. Si tratta di uno strumento di backup completo del proprio profilo, compresi i contatti e le fotografie caricate. Per attivare il backup occorre andare nel menu <strong>Account</strong> e selezionare la voce <strong>Impostazioni account</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui, scendere in fondo alla pagina all&#8217;opzione <strong>Scarica le tue informazion</strong>i e cliccare su <strong>Maggiori informazioni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi basta seguire un po&#8217; le istruzioni e attendere la mail di avvenuta creazione.</p>
<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/scarica.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1154" title="scarica" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/scarica.png" alt="" width="559" height="70" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per scaricare il backup occorre seguire le istruzioni che vengono fornite via posta elettronica, le quali richiedono l&#8217;inserimento della password di accesso e, ulteriormente, di riconoscere alcuni dei propri contatti selezionati in 5 fotografie. Sembra un giochino divertente, tuttavia si tratta di un sistema per assicurare che il reale fruitore dell&#8217;archivio sia il legittimo proprietario dell&#8217;account. Si evita così che i dati vengano scaricati da qualcuno che in precedenza, tramite furto di password, li avesse richiesti ad insaputa del reale possessore dell&#8217;account.</p>
<p style="text-align: justify;">La raccomandazione è di conservare il file in un posto sicuro.</p>
<h3>Articoli correlati:</h3><ol>
<li><a href='http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/eliminare-definitivamente-il-proprio-profilo-facebook.html' rel='bookmark' title='Eliminare definitivamente il proprio profilo Facebook'>Eliminare definitivamente il proprio profilo Facebook</a></li>
<li><a href='http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/tutelare-la-privacy-dalle-applicazioni-su-facebook.html' rel='bookmark' title='Tutelare la privacy dalle applicazioni su Facebook'>Tutelare la privacy dalle applicazioni su Facebook</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>IPv6 e il futuro di Internet</title>
		<link>http://www.alessandroiavicoli.it/web/ipv6-e-il-futuro-di-internet.html</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 05:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[Internet Protocol]]></category>
		<category><![CDATA[IP]]></category>
		<category><![CDATA[IPv4]]></category>
		<category><![CDATA[IPv6]]></category>

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		<description><![CDATA[IPv6 è il nuovo sistema di assegnazione di indirizzi IP per internet. Un indirizzo IP è un numero associato singolarmente ad un computer per individuarlo ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/ipv6.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-993" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/ipv6.png" alt="" width="576" height="370" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">IPv6 è il nuovo sistema di assegnazione di indirizzi IP per internet. Un indirizzo IP è un numero associato singolarmente ad un computer per individuarlo nell&#8217;universo della Rete. Il sistema che regola l&#8217;assegnazione degli indirizzi nasce nei primi anni &#8217;80 per consentire comunicazioni remote attraverso la Rete che via via diveniva sempre più intricata. La distribuzione avviene invece a blocchi ed è compito di IANA (Internet Assigned Numbers Autority), un&#8217;autorità riconosciuta a livello mondiale. La quantità di blocchi assegnati, col passare del tempo e l&#8217;aumentare dei computer connessi, è andata via via aumentando ed oggi non ci sono più blocchi disponibili. Ciò significa che a breve saranno esauriti e con essi a poco a poco anche la totalità degli indirizzi IP ancora utilizzabili: siamo vicinissimi alla fine della corsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fenomeno è &#8220;causato&#8221; dalla continua richiesta di indirizzi dovuta all&#8217;entrata nel mondo delle telecomunicazioni digitali di Cina, India, Australia e delle isole del Pacifico. Inoltre, la speranza è quella di dotare di connessione anche altri paesi in via di sviluppo, come il centro Africa ed il Sud America, che comporteranno un&#8217;ulteriore richiesta di indirizzi internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciononostante la Rete non si fermerà e, grazie al nuovo sistema di indirizzi internet, IPv6, si potranno soddisfare tutte le richieste di allocazione in un numero praticamente illimitato di indirizzi usufruibili.</p>
<h3>Come funziona Internet</h3>
<p style="text-align: justify;">Le comunicazioni digitali avvengono attraverso un continuo interscambio di messaggi fra mittente e destinatario. Entrambi, quindi, per poter comunicare devono conoscere la posizione dell&#8217;altro interlocutore, ovvero del suo indirizzo IP. La Rete, in effetti, ha un&#8217;estensione di livello planetario ed è estremamente intricata e, per assicurare che ciascuna comunicazione vada a buon fine, è necessario utilizzare diversi <em>protocolli</em>, ovvero delle regole universali prestabilite ed adottate dalla totalità dei computer.</p>
<p style="text-align: justify;">Il protocollo attualmente adottato per la gestione degli indirizzi IP si chiama IPv4. Una regola di IPv4 è che ciascun indirizzo IP sia univoco, a livello mondiale, per ogni computer connesso alla Rete.</p>
<div id="attachment_943" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/router_map.png"><img class="size-full wp-image-943" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/router_map.png" alt="" width="576" height="576" /></a>
<p class="wp-caption-text">Rappresentazione grafica di Internet.</p>
</div>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Più in profondità, le comunicazioni fra macchine avvengono attraverso l&#8217;interscambio di piccoli messaggi, detti <em>pacchetti</em>, i quali contengono sia il corpo del messaggio che le informazioni necessarie al destinatario per risalire al mittente, ovvero l&#8217;indirizzo IP del computer che spedisce il pacchetto. Tali informazioni sono contenute all&#8217;interno del pacchetto stesso, in una porzione di memoria riservata a questo scopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciascuno di questi indirizzi IPv4 ha un dimensione fissa, per questo si dispone di un numero limitato di indirizzi assegnabili, la cui quantità teorica è di circa 4 miliardi. Ricordando che gli indirizzi sono assegnati in modo univoco, concludiamo che possono essere connessi ad internet al massimo altrettanti computer. Ciò, in realtà, è vero solo in parte poiché molti indirizzi sono riservati per altri scopi e, in attesa della soluzione definitiva, sono state adottate alcune tecniche per aggirare il  problema.</p>
<h3>Il passaggio a IPv6</h3>
<p style="text-align: justify;">Tale soluzione finale per non restare a secco di indirizzi, apparentemente banale, è quella di aumentare il numero di  indirizzi disponibili. Lo scopo è  di renderlo sufficientemente grande da assicurare di risolvere una volta per tutte il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, per aumentare la quantità di indirizzi disponibili occorre modificare le regole già consolidate di IPv4 e questo comporterà che i circa 4 miliardi di  computer dovranno tutti cambiare protocollo di comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo sistema di indirizzamento, come abbiamo visto, si chiama IPv6 ed è per certi aspetti analogo al suo predecessore. IPv6 dispone di più di 340 sestilioni di combinazioni possibili. Il valore è estremamente elevato e prevede diverse innovazioni nella distribuzione degli indirizzi internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad oggi, va detto, l&#8217;adozione di IPv6 è stata lenta, tuttavia il problema    si è ora concretizzato: le stime indicano che verso novembre 2011 non ci    saranno più indirizzi IPv4 disponibili. Ciò significa che il passaggio alla nuova tecnologia sarà forzato. Tale passaggio non sarà immediato ed anzi richiederà diversi anni, durante  i quali IPv4 e IPv6 saranno adottati in parallelo. Dopodiché, una volta  che IPv6 sarà completamente rodato, IPv4 potrebbe sparire  completamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante questa fase di coesione occorrerà aggiornare i dispositivi per far sì che possano interpretare correttamente i pacchetti IPv6. Contemporaneamente, essendo arduo sostituire tutti i dispositivi di rete nel mondo, si procederà a garantire l&#8217;interoperabilità via software. Nel frattempo, inoltre, occorrerà aggiornarsi e testare i propri computer per verificare la compatibilità con IPv6. A tal fine sono stati creati numerosi servizi, ad esempio <a href="http://ipv6-test.com/">IPv6 test</a>, collegandosi ai quali si ottengono le informazioni necessarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Agli utenti, tuttavia, il passaggio sarà del tutto trasparente, in particolar modo coloro che hanno un computer recente. In un articolo pubblicato sul quotidiano on-line &#8220;<a href="http://www.lastampa.it/">La Stampa&#8221;</a> si legge che i «proprietari di router che hanno meno di due anni di vita circa e di pc  che installano Windows Vista e Windows 7 o l&#8217;ultima versione di Mac OS X  non dovranno preoccuparsi di nulla. Chi ha ancora il vecchio Windows  Xp, invece, sarà chiamato a una operazione in più, non troppo complessa,  per riuscire a vedere i siti che si appoggeranno all&#8217;Ipv6.». Per questi ultimi segnalo la guida <a href="http://www.geekissimo.com/2011/02/09/come-abilitare-ipv6-windows-xp/">&#8220;Abilitare IPv6 su Windows XP</a>&#8221; su Geekissimo. Gli utilizzatori di Linux, invece, grazie ai continui aggiornamenti del  kernel, sono in gran parte già pronti al passaggio finale.</p>
<p style="text-align: justify;">La giornata dedicata al test finale è l&#8217;8 giugno 2011, definito &#8220;World IPv6 Day&#8221;, in occasione della quale Google, Facebook, Yahoo ed altri &#8220;big&#8221; adotteranno per la prima volta il nuovo protocollo. Da quel momento e fino al 2025 si entrerà nella fase di passaggio suddetta.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Immagine in alto di <a href="http://www.marketingjournal.it/ipv6-giugno-test-mondiale-2/">Marketing Journal</a>.</em></p>
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		<title>Contatore del debito pubblico</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 05:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
		<category><![CDATA[Debito Pubblico]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/ibl_contatore.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-903" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/ibl_contatore.png" alt="" width="406" height="181" /></a></p>
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		<title>Diamo all&#039;Italia una strategia digitale</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 06:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Agenda Digitale è un appello rivolto alle forze politiche al fine di sollecitare il loro impegno verso l&#8217;utilizzo della Rete e per sfruttare le opportunità ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/national_strategy.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1040" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/national_strategy.png" alt="" width="576" height="362" /></a><br />
Agenda Digitale è un appello rivolto alle forze politiche al fine di sollecitare il loro impegno verso l&#8217;utilizzo della Rete e per sfruttare le opportunità che essa offre. Il sistema economico mondiale sta subendo un mutamento sempre più radicale grazie all&#8217;avvento delle nuove tecnologie, di cui Internet ne è la madre. I Paesi che intendano adattarsi a questa innovazione devono ricorrere allo studio di una <em>strategia digitale</em>. La quasi totalità delle nazioni in tutto il mondo si è mossa ed è ora dotata di una strategia digitale oppure è in procinto di finalizzarla. Poiché l&#8217;evoluzione tecnologica è determinante ai fini degli sviluppi economici, Agenda Digitale chiede di sottoscrivere un appello volto a sollecitare l&#8217;adozione di una seria strategia per l&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea è quella di prendere esempio dalle altre nazioni. Di seguito, il testo completo tratto da <a href="http://www.agendadigitale.org/">www.agendadigitale.org</a>:</p>
<p style="text-align: justify;">«<strong>L’Italia riparta da Internet e dalla tecnologia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per i giovani che si costruiscono una prospettiva, per le piccole  imprese che devono competere nel mondo, per i cittadini che cercano una  migliore qualità della vita, l’opportunità offerta dalla tecnologia è  irrinunciabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il XIX secolo è stato caratterizzato dalle macchine a vapore, il XX secolo dall’elettricità. Il XXI secolo è il secolo digitale.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La politica ha posto la strategia digitale al centro del dibattito in tutte le principali economie del mondo. Ma non in Italia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Eppure in Italia metà della popolazione usa Internet. La tecnologia è  parte integrante della vita quotidiana di milioni di cittadini.  Studenti, lavoratori, professionisti e imprenditori si confrontano  costantemente con i rischi e le opportunità determinate dall’innovazione  tecnologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo convinti che affrontare con incisività questo ritardo,  eliminare i digital divide, sviluppare la cultura digitale con  l’obiettivo di conquistare la leadership nello sviluppo ed applicazione  delle potenzialità di Internet e delle tecnologie, costituisca la  principale opportunità di sviluppo, con benefici economici e sociali per  l’intero Paese.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche, nessuna esclusa,  sollecitando il loro impegno a porre concretamente questo tema al centro  del dibattito politico nazionale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chiediamo, entro 100 giorni, la redazione di proposte organiche per un’<strong>Agenda Digitale per l’Italia</strong> coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le  università e coloro che, in questo Paese, operano in prima linea su  questo tema.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Richiamiamo l’attenzione  di tutte le forze politiche, gli imprenditori, i lavoratori, i  ricercatori, i cittadini, perché non vedano in queste parole la missione  di una sola parte, ma di tutto il Paese.</strong>»<br />
<a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/agendadigitale2.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1038" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/agendadigitale2.png" alt="" width="528" height="622" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em>Le immagini appartengono a <a href="http://www.agendadigitale.org">Agenda Digitale</a></em><strong><em>.</em><br />
</strong></p>
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		<title>Fibra ottica a Cuba, ma la Rete non sarà libera</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 15:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
		<category><![CDATA[cuba]]></category>
		<category><![CDATA[fibra ottica]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;isola di Cuba sarà raggiunta attraverso un cavo in fibra ottica. L&#8217;idea di collegare Cuba utilizzando la fibra ottica venne  trattata prima con gli Stati ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;isola di Cuba sarà raggiunta attraverso un cavo in fibra ottica. L&#8217;idea di collegare Cuba utilizzando la fibra ottica venne  trattata prima con gli Stati Uniti, e sarebbe partito dalla Florida, ma non si è poi concretizzata per mancanza di accordi e, molto probabilmente, per mancanza di fiducia dei cubani verso gli statunitensi. Il cavo partirà, invece, dal Venezuela e seguirà una lunghissima tratta sottomarina (circa 1600 km).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/fibraottica.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1055" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/fibraottica.png" alt="" width="350" height="309" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il viceministro dell&#8217;Informatica José Luis Perdomo considera questa come un grande passo ma ritiene necessario &#8220;investire ancora nelle infrastrutture per portare internet in tutte le abitazioni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nuove frontiere saranno riservate a scopi sociali e destinate ad usi istituzionali, universitari ed a qualche categoria di professionisti, fra cui i giornalisti. La stampa ufficiale, tuttavia, non parla della diffusione per i cittadini. Il pericolo, pertanto, sta nella possibilità che il cavo venga utilizzato per controllare i cittadini che non per il libero accesso alla rete.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto, si tratta comunque di un progresso e i &#8220;ribelli digitali&#8221; sapranno bypassare le limitazioni imposte. A cuba è tutt&#8217;ora illegale possedere un account di posta elettronica e il governo considera &#8220;sovversivo&#8221; l&#8217;uso dei Social Network da parte dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondimenti consiglio di leggere il testo a firma di Marco Todarello su &#8220;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/07/a-cuba-arriva-la-fibra-ottica-ma-per-ora-la-liberta-del-web-resta-un-miraggio/90658/">Il Fatto Quotidiano</a>&#8220;.</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>I cablogrammi di Wikileaks ai quotidiani italiani, che non li pubblicano.</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 11:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>
		<category><![CDATA[Assange]]></category>

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		<description><![CDATA[Julian Assange, intervistato per Agoravox, rivela di aver inviato i cablogrammi, ovvero i documenti &#8220;scottanti&#8221;, ai due principali quotidiani italiani. Assange, tuttavia, non fa i ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/assange2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1014" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/assange2.jpg" alt="" width="397" height="366" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Julian Assange, intervistato per <a href="http://www.agoravox.it/AgoraVox-incontra-Julian-Assange.html">Agoravox</a>, rivela di aver inviato i <em>cablogrammi</em>, ovvero i documenti &#8220;scottanti&#8221;, ai due principali quotidiani italiani. Assange, tuttavia, non fa i nomi dei giornali contattati. Dichiara, inoltre, che &#8220;in Italia i grandi giornali non parlano delle storie di corruzione, soprattutto se riguardano le grandi compagnie. Nei <em>cables</em> &#8211; prosegue &#8211; sono uscite e usciranno molte cose che non useranno.&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incontro con il &#8220;guru&#8221; di Wikileaks, condotto da Francesco Piccinini, è stato trascritto e pubblicato in due parti. Vai alla <a href="http://www.agoravox.it/AgoraVox-incontra-Julian-Assange.html">parte 1</a> e alla <a href="http://www.agoravox.it/AgoraVox-incontra-Julian-Assange,22395.html">parte 2</a>.</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Anche Internet in aiuto delle &#8220;Uncontacted Tribes&#8221;</title>
		<link>http://www.alessandroiavicoli.it/cronaca/anche-internet-in-aiuto_delle-uncontacted-tribes.html</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 05:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Last of his Tribe]]></category>
		<category><![CDATA[Survival International]]></category>
		<category><![CDATA[Uncontacted Tribes]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo articolo è stato spostato su www-green-web-economy.it. Clicca qui per visualizzarlo! Fotografie tratte da  Survival International e da Uncontacted Tribes. Non ci sono articoli correlati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/tribes.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-781" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/tribes.png" alt="" width="576" height="419" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo articolo è stato spostato su <a href="http://www.green-web-economy.it">www-green-web-economy.it</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Clicca <a href="http://www.green-web-economy.it/uncontacted-tribes/uncontacted-tribes.html">qui</a> per visualizzarlo!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Fotografie tratte da  <a href="http://www.survivalinternational.org/">Survival International</a> e da <a href="http://www.uncontactedtribes.org/">Uncontacted Tribes</a>.</em></p>
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		<title>Hacker Anonymous attaccano il sito del governo</title>
		<link>http://www.alessandroiavicoli.it/miniposts/hacker-anonymous-attaccano-il-sito-del-governo.html</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 18:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si torna a parlare di attacchi informatici. Gli autori sono un gruppo di hacker noti come Anonymous Italy e l&#8217;attacco è di tipo DDOS, mirato ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/comunicato.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-960" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/comunicato_small.png" alt="" width="576" height="392" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si torna a parlare di attacchi informatici. Gli autori sono un gruppo di hacker noti come Anonymous Italy e l&#8217;attacco è di tipo DDOS, mirato a bloccare il sito del governo italiano. Nonostante il nome, non c&#8217;è apparentemente alcun collegamento con l&#8217;omonimo gruppo che ha agito qualche giorno fa ai danni del governo egizio. La sigla &#8220;Anonymous&#8221;, infatti, è comunemente utilizzata nel circolo dei ribelli informatici che, fra le loro cause, sostengono Wikileaks.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esito dell&#8217;attacco è stato un parziale successo ed il sito (<a href="http://www.governo.it/">governo.it</a>) è stato talvolta inaccessibile ma tornato dopo qualche ora a funzionare correttamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli hacker annunciarono le loro intenzioni con qualche ora di anticipo e questo potrebbe aver permesso alla Polizia Postale di attuare le prime contromisure. Il DDOS è una tecnica difficilmente neutralizzabile e l&#8217;unica difesa è rappresentata dal blocco selettivo degli accessi fasulli che causano il blocco. Operazione tutt&#8217;altro che semplice vista la mole di connessioni fasulle provenienti sia dall&#8217;Italia che dall&#8217;estero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comunicato, diffuso dagli hacker come spiegazione del loro gesto, sottolinea: &#8220;Il Governo italiano ha tra le sue priorità quelle di censurare il web, di rendere la giustizia uno strumento iniquo, di favorire la prostituzione (anche minorile), di praticare oscuri rapporti con la mafia, di corrompere e manipolare l&#8217;informazione per fini personali.&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Hacker puniscono Mubarak</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 07:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un gruppo di hacker, dichiaratisi attivisti e per internet libero, ha attaccato i siti governativi del Ministero dell&#8217;Informazione e del partito di Mubarak. Gli hacker, ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un gruppo di hacker, dichiaratisi attivisti e per internet libero, ha attaccato i siti governativi del Ministero dell&#8217;Informazione e del partito di Mubarak. Gli hacker, già noti per gli attacchi contro i siti di Mastercard e Visa e di tutte le compagnie che avevano boicottato Wikileaks o Assange, appartengono al gruppo <a href="http://anonops.blogspot.com">Anonymous</a>, il quale ha spiegato che si tratta di un&#8217;azione di sostegno ai contestatori egiziani.</p>
<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/gameover.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-836" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/gameover.png" alt="" width="400" height="268" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attacco è di tipo DDOS (Distribuited Denial of Service), lo stesso utilizzato in passato per altre azioni di questo tipo, il cui obiettivo è quello di rendere inutilizzabile un sito internet, il &#8220;bersaglio&#8221;, bloccando il server che lo ospita. La tecnica si avvale di un software che crea numerosissime connessioni fittizie, inducendo il server a credere di non poterne accettare delle altre; da qui il nome &#8220;rifiuto del servizio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa gli hacker hanno rilasciato un comunicato durissimo: i nordafricani starebbero ardentemente desiderando &#8220;la libertà, la democrazia e la giustizia per se stessi e per il mondo&#8221; mentre &#8220;la maggior parte in Occidente ha risposto con interesse e cinismo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Essi ricordano di aver affiancato i cittadini tunisini e di aver supportato Wikileaks quando ha &#8220;confermato la crudeltà e la corruzione del regime di Ben Ali&#8221; accusando i governi occidentali di non aver fatto nulla.</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Petizione: &quot;Ferma la censura&#8230;&quot;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 06:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[petizione]]></category>

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		<description><![CDATA[La Delibera 668/2010 dell&#8217;AGCOM, relativa al diritto di autore, denominata Lineamenti di provvedimento concernente l&#8217;esercizio delle competenze dell&#8217;autorità nell&#8217;attività di tutela del diritto d&#8217;autore sulle ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Delibera 668/2010 dell&#8217;AGCOM, relativa al diritto di autore, denominata <em>Lineamenti di provvedimento concernente l&#8217;esercizio delle competenze dell&#8217;autorità nell&#8217;attività di tutela del diritto d&#8217;autore sulle reti di comunicazione elettronica</em>, prevede l&#8217;eliminazione dei contenuti e dei siti internet <strong>sospettati</strong> di violare il diritto di autore. In particolare, la stessa Autorità può richiedere la cancellazione dei contenuti o l&#8217;inibizione di un determinato sito.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/sitononraggiungibile.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-745" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/sitononraggiungibile.png" alt="" width="468" height="60" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I provvedimenti sono applicabili a qualsiasi sito internet, blog, banca dati e strumento di file-sharing, sospettati di contenere materiale (anche un solo file) che viola il diritto d&#8217;autore. La Delibera esplicita l&#8217;estensione del provvedimento sia ad utenze pubbliche che private, senza fini lucrativi.</p>
<p style="text-align: justify;">I promotori della petizione sono Adiconsum, Agorà Digitale,  Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio, Studio  Legale Sarzana.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni, per diffondere il banner dell&#8217;immagine in alto e per firmare la petizione visitare <a href="http://sitononraggiungibile.e-policy.it/" class="broken_link">http://sitononraggiungibile.e-policy.it/</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La Delibera in oggetto è scaricabile direttamente dal sito dell&#8217;AGCOM attraverso i seguenti link:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&amp;DocID=5413">Delibera 668/2010</a></li>
<li><a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=5414">Allegato A</a></li>
<li><a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=5415">Allegato B</a></li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?message=contenuto&amp;DCId=117">Consultazioni Pubbliche</a></li>
</ul>
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		<title>Google Art Projet</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 06:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
		<category><![CDATA[Art Project]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie ad un accordo fra Google ed alcuni musei d&#8217;arte (elencati in fondo) gli appassionati d&#8217;arte ed i semplici curiosi potranno visitare, comodamente seduti a ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Grazie ad un accordo fra Google ed alcuni musei d&#8217;arte (elencati in fondo) gli appassionati d&#8217;arte ed i semplici curiosi potranno visitare, comodamente seduti a casa propria, gli interni e le opere in essi contenute. Il progetto si chiama Google Art Project e, nel momento in cui scrivo, conta 17 musei virtualmente visitabili, fra i quali uno Italiano. La tecnologia è la stessa già adottata per Street View, tuttavia le immagini sono in ottima risoluzione, per una consultazione più gradevole, con punte sui gigapixel: una dimensione mai vista prima.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/artproject.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-727" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/02/artproject.png" alt="" width="452" height="42" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il servizio è stato inaugurato a Londra ieri, 01 febbraio 2011 ed è disponibile al link <a href="http://www.googleartproject.com/">http://www.googleartproject.com/</a></p>
<p style="text-align: justify;">I musei visitabili sono:</p>
<ul>
<li>Van Gogh Museum (Amsterdam)</li>
<li>National Gallery (Londra)</li>
<li>MoMA, The Museum of Modern Art (New York)</li>
<li>Museo Tyssen &#8211; Bornemisza (Madrid)</li>
<li>Galleria degli Uffizi (Firenze)</li>
<li>Alte Nationalgalerie (Berlino)</li>
<li>The State Hermitage Museum (San Pietroburgo)</li>
<li>Gemäldegalerie (Berlino)</li>
<li>The Metropolitan Museum of Art (New York)</li>
<li>The Flickr Collection (New York)</li>
<li>Free Gallery of Art, Smithsonian (Washington)</li>
<li>Tate Britain (Londra)</li>
<li>State Tretyakov Gallery (Mosca)</li>
<li>Palace of Versailles (Versaille)</li>
<li>Rijksmuseum (Amsterdam)</li>
<li>Museum Kampa (Praga)</li>
<li>Museo Reina Sofia (Madrid)</li>
</ul>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il ruolo della Rete nelle rivolte in Tunisia ed in Egitto</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 06:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Ben Ali]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Freedom House]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Mubarak]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>

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		<description><![CDATA[Le manifestazioni sono iniziate in Tunisia, dove è nata la prima rivolta nel tentativo di rovesciare il regime (semi)dittatoriale di Ben Ali. Una rivolta che ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/egitto1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-669" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/egitto1.jpg" alt="" width="576" height="380" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le manifestazioni sono iniziate in Tunisia, dove è nata la prima rivolta nel tentativo di rovesciare il regime (semi)dittatoriale di Ben Ali. Una rivolta che ha avuto il suo successo nel giro di qualche giorno, com&#8217;è normale che sia quando grandi masse si muovono unite verso uno stesso obiettivo. Una vittoria dovuta, in parte, allo strumento che ha permesso la coordinazione dei manifestanti attraverso il quale è stato scacciato il regime più longevo e più solido. Questo strumento è la Rete. Tramite Internet la gente scopriva la corruzione dilagante nel governo di Ben Ali ed il controllo che questi esercitava sui media locali che, per connivenza o per omertà, non svolgevano appieno il ruolo di &#8220;cani da guardia&#8221; del potere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="yellow_message">
Aggiornamento: La Rete è stata sbloccata e le connessioni sono ora funzionanti!
</div>
</p>
<p style="text-align: justify;">Ben Ali controllava praticamente tutti i canali di comunicazione, eccetto la Rete, che per la sua efficacia nella distribuzione globale delle informazioni e per la sua pressoché impossibilità ad essere controllata è diventata il principale mezzo per le rivoluzioni e le organizzazione di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cause della rivolta sono invece da attribuirsi al rapido aumento dei prezzi di beni alimentari assieme al malcontento derivante dalla corruzione del governo in carica. Una situazione analoga a quella presente in altri Paesi vicini quali l&#8217;Algeria e l&#8217;Egitto.</p>
<h3>Dalla Tunisia all&#8217;Egitto</h3>
<p style="text-align: justify;">Proprio in Egitto, pochi giorni dopo, si è diffusa un&#8217;analoga insoddisfazione fra i cittadini egiziani i quali, per le stesse ragioni ovvero per l&#8217;aumento dei prezzi dei beni alimentari (e la crescente speculazione che ne è conseguita), forti della speranza e del coraggio della vittoria in Tunisia, hanno dato il via alla rivolta che ha portato il governo del dittatore Mubarak ad adottare numerose contromisure fra le quali la più drammatica è l&#8217;uso della violenza contro i manifestanti. La novità questa volta è stata, tuttavia, quella di spegnere completamente tutti i canali di comunicazione in uso ai cittadini. I telefoni non hanno campo, le televisioni ripetono perpetuamente un messaggio divulgato dal dittatore ed Internet non funziona più.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta del più grande attacco alla Rete mai realizzato nella storia di Internet: ottanta milioni di utenti bloccati in un colpo solo!</p>
<p style="text-align: justify;">Esattamente come è accaduto in Tunisia, i cittadini più informati scoprivano, grazie alla rete, che la realtà delle cose era diversa da ciò che gli veniva detto ed è per questo Mubarak, non potendola controllare, l&#8217;ha bloccata impedendo ai service provider di fornire il servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei prossimi giorni si deciderà se permettere un governo di mediazione capeggiato da El Baradei, Premio Nobel per la Pace che si dichiara disponibile a risolvere pacificamente la difficile situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Le elezioni di domenica tuttavia, nonostante la dubbia regolarità, hanno riconfermato il governo Mubarak con la quasi totalità dei seggi, sebbene abbiano partecipato solamente il 25% dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/egitto2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-670" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/egitto2.jpg" alt="" width="576" height="347" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo la rivolta prosegue e diventa sempre più violenza ed il quadro generale è ancora molto preoccupante, ci si chiede spesso  se i Paesi occidentali possano in qualche modo contribuire a migliorare  la situazione. In particolare, via via che gli scontri si  fanno più violenti, si chiede con maggior pressione  un intervento deciso dell&#8217;Unione Europea, essendo i Paesi membri molto vicini all&#8217;Egitto ed  essendo una delle maggiori zone di commercio, e quindi di trattative,  per gli egiziani.</p>
<p style="text-align: justify;">In  buona sostanza, vista la drammatica situazione, è concreto pensare che  numerosi cittadini, manifestanti e non, presi dalla disperazione e dal  panico tentino di scappare verso nord, essendo questa l&#8217;unica via  possibile. L&#8217;Italia è quindi un candidato ideale dove rifugiarsi e  tuttavia, allo stato attuale, difficilmente potrà offrire una buona  accoglienza ad un eventuale migrazione in massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi consiglio una lettura interessante, quella di <a href="http://www.byoblu.com/post/2011/01/29/The-Egyptian-Revolution-25-Gen-2011.aspx">Claudio Messora</a>, la visione delle numerose fotografie segnalatemi da <a href="http://www.democrazialegalita.it/">Marco Ottanelli</a>, reali ed agghiaccianti, pubblicate  su <a href="http://totallycoolpix.com/2011/01/the-egypt-protests/">totallycoolpix.com</a> e il videomondo di <a href="http://www.youtube.com/results?search_query=egitto+manifestazioni&amp;aq=f">YouTube</a>.</p>
<h3>I tuoi maledetti diritti</h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;immagine più bella e che voglio ricordare dei cittadini egiziani è quella di chi rischia la vita per vedere riconosciuta la tutela dei propri diritti. Ho trovato del materiale interessante sul blog di <a href="http://www.byoblu.com/">ByoBlu</a> sul quale viene linkato un video riguardante le rivolte attuali. Un ragazzo pronuncia le parole che troverete in fondo a questo articolo. La voce della forza di combattere, della speranza di vincere.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima o poi toccherà anche a noi difendere i nostri diritti, ed allora il primo di questi sarà la tutela e l&#8217;accesso libero alla Rete, perché un popolo senza libertà di informazione è un popolo controllabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel rapporto della Freedom House relativo al 2010, di livello mondiale, la Tunisia è classificata in posizione 186, considerata fra i paesi <em>non liberi</em>, mentre l&#8217;Egitto è in posizione 130, considerato fra i paesi <em>parzialmente liberi</em>. In paragone, e per completezza, l&#8217;Italia si trova in posizione 72, fra i paesi <em>parzialmente liberi</em>, a pari merito con Benin, Hong Kong ed India. In posizione leggermente migliore della nostra ci sono il Sud Africa e il Tonga, mentre in posizione immediatamente inferiore troviamo la Bulgaria e la Namibia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia è l&#8217;unico Paese nell&#8217;Unione Europea a non vantare una stampa libera e finché la situazione non migliorerà saremo una democrazia a rischio.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non ci metteranno a tacere. Che  tu sia cristiano, che tu sia  musulmano, che tu sia di qualsiasi altra  religione, oggi tu pretenderai<strong> i tuoi maledetti diritti</strong>. Noi avremo i nostri diritti. In un modo o nell&#8217;altro. Non ci metteranno mai a tacere.&#8221;</p>
</blockquote>
<address style="text-align: right;">Fotografie di <a href="http://baruda.net/2011/01/29/legitto-e-i-parenti-di-dio/">Valentina Perniciaro</a>.</address>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Networking for change</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 16:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>

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		<description><![CDATA[Un video che vi anticipa quello che io vi racconto in questo blog, firmato Amnesty International, in lingua originale. Vista l&#8217;importanza del video, sarebbe carino ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/amnesty.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-709" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/amnesty.png" alt="" width="576" height="324" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un video che vi anticipa quello che io vi racconto in questo blog, firmato Amnesty International, in lingua originale. Vista l&#8217;importanza del video, sarebbe carino che qualcuno bilingue lo sottotitolasse in italiano. A dire il vero, sarebbe opportuno che venisse tradotto in tutte le lingue del mondo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Guarderò YouTube con una certa regolarità nei prossimi giorni, sono sicuro che il popolo della rete non mi deluderà. Nel frattempo vi auguro una buona visione!</p>
<div class="yellow_message">
Attenzione! A causa di un problema di validità nei feed/rss il video incorporato è stato rimosso.
</div>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=apUtmzbx3vo&amp;feature=player_embedded">Clicca qui per guardare il video</a>.</p>
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		<title>Google censura le violazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 15:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miniposts]]></category>
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		<description><![CDATA[Con la motivazione di fornire agli utenti delle connessioni più sicure Google esclude dal servizio di Autocomplete ed Instant alcune parole chiave riconducibili a servizi ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/google.png"><img class="size-full wp-image-703  aligncenter" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/google.png" alt="" width="364" height="126" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Con la motivazione di fornire agli utenti delle connessioni più sicure Google esclude dal servizio di Autocomplete ed Instant alcune parole chiave riconducibili a servizi che offrono violazioni di copyright, quali Megavideo e RapidShare. Una decisione che certamente contribuisce a rendere più complessa l&#8217;individuazione di file da scaricare illegalmente ma che contemporaneamente taglia fuori anche i siti internet di condivisione via torrent.</p>
<p style="text-align: justify;">Al momento, tuttavia, la blacklist sembra essere composta di pochi nomi e comunque il servizio di ricerca funziona in modo del tutto normale.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<item>
		<title>Julian Assange: breve cronistoria di Wikileaks</title>
		<link>http://www.alessandroiavicoli.it/wikileaks/julian-assange-e-la-cronistoria-di-wikileaks.html</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 06:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>
		<category><![CDATA[Assange]]></category>
		<category><![CDATA[Diari di Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Julian]]></category>
		<category><![CDATA[Wikirebels]]></category>

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		<description><![CDATA[Julian Assange, a breve quarantenne, è un giornalista e programmatore informatico, fondatore del sito Wikileaks. Assange è di origine australiana e la sua mentalità si ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/assange.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-623" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/assange.jpg" alt="" width="576" height="439" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Julian Assange, a breve quarantenne, è un giornalista e programmatore informatico, fondatore del sito Wikileaks. Assange è di origine australiana e la sua mentalità si basa sul principio della diffusione della conoscenza, ovvero è volta alla libertà di informazione. Per diversi anni ha girato il mondo diffondendo i  verbi del giornalismo di inchiesta, della libertà di stampa e della censura, diventando poi membro di una comunità di hacker con il nick di &#8220;Mendax&#8221;. Assange è anche lo sviluppatore di &#8220;Strobe&#8221;, un software di scansione delle porte piuttosto potente e flessibile, molto conosciuto a chi si occupa di sicurezza informatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Verso la fine del 2006 Assange si dedica al suo progetto più importante: Wikileaks.</p>
<p style="text-align: justify;">Wikileaks è un sito internet che raccoglie e diffonde materiale coperto da segreto o comunque materiale &#8220;scomodo&#8221;, tipicamente tenuto nascosto dai governi o, più in generale, dai &#8220;poteri forti&#8221;. Negli anni a seguire Wikileaks ha raccolto documenti importantissimi, alcuni dei quali datati anche precedentemente al 2006, fra i quali i 90 mila inerenti la guerra in Afghanistan, denominati &#8220;Diari di Guerra&#8221;, dei quali si ha avuto notizia fino a poco tempo fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Le due caratteristiche chiave di Wikileaks sono l&#8217;<strong>anonimato</strong> garantito agli informatori e l&#8217;<strong>autenticità</strong> dei documenti raccolti. Il primo è garantito da un sistema di cifratura (PGP), mentre la genuinità è affidata alle verifiche che gli organizzatori fanno sul materiale raccolto.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;obiettivo di Wikileaks è quello di costruire una più forte democrazia basata sulla trasparenza, sulla giustizia e sul senso etico dei cittadini, i quali non solo possono caricare ciò che reputano importante, ma sono anzi invitati a farlo!</p>
<div id="attachment_628" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/wikileaks_dispacci_big.png"><img class="size-full wp-image-628" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/wikileaks_dispacci.png" alt="" width="576" height="226" /></a>
<p class="wp-caption-text">Le fonti di Wikileaks (clicca per ingrandire)</p>
</div>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">I primi documenti apparsi sul sito riguardavano un complotto per  assassinare alcuni membri del governo somalo. Dopodiché, nell&#8217;aprile  2007, Wikileaks rilascia documenti che comprovano come alcuni militari  statunitensi uccisero civili e giornalisti iracheni. Nello stesso anno  sono stati rilasciati i primi 77 mila &#8220;diari di guerra&#8221;,  ai quali sono  seguiti altri 13 mila nei successivi 3 anni. Nel 2008 il sito diffonde  un documento di 238 pagine, risalente al 2003, riguardanti i campi di  prigionia di Guantanamo e le &#8220;regole&#8221; con cui i detenuti vengono  trattati.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni seguono numerose pubblicazioni riguardanti riciclaggio di  denaro sporco ed evasione fiscale da parte della Julius Bä﻿r ed altro  materiale vario riguardante un sistema di corruzione in Kenya, lo spionaggio da parte degli USA ai danni dell&#8217;ONU, e via dicendo (vedi l&#8217;elenco su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikileaks#Contenuto_dei_documenti">Wikipedia</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel luglio 2010 il sito rilascia documenti riservatissimi dai quali  emergono aspetti scandalosi sulla guerra in Afghanistan, riguardanti  l&#8217;occultamento dei cadaveri dei numerosissimi civili uccisi, l&#8217;esistenza  di un&#8217;unità dedita all&#8217;uccisione di presunti talebani, complotti vari  dei servizi segreti  contro i leader Afghani e via dicendo. Le informazioni svelate, tuttavia, non suscitano scandalo mondiale ed anzi il governo USA autorizza un attacco informatico di tipo DDOS contro il server principale di Wikileaks, allo scopo di bloccare ulteriori diffusioni di informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il blocco al <a href="http://wikileaks.org">server principale</a> ha dato vita alla nascita di numerosi <em>mirror</em>, ovvero dei cloni di Wikileaks in tutto e per tutto identici all&#8217;originale. L&#8217;elenco ufficiale dei mirror è ospitato e consultabile dal <a href="http://wikileaks.ch/Mirrors.html">server svizzero</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito all&#8217;alta attenzione del momento la televisione Svedese SVP ha girato un documentario chiamato <em>Wikirebels</em>, tradotto in italiano e sottotitolato grazie al quotidiano &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; e visibile <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/31/wikirebels-il-documentario/84264/">qui</a>: la sua visione è caldamente consigliata!</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l&#8217;Italia è più volte menzionata nei documenti diffusi dal sito (scaricabili in fondo a questo articolo raccolti in un unico file .pdf) sebbene non si tratti di materiale &#8220;scottante&#8221;: per lo più sono riportati i giudizi e le critiche dei leader stranieri verso il Presidente del Consiglio in carica Silvio Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi Wikileaks conta 1200 volontari registrati si prepara a diffondere più di 1 milione di altri documenti e nel nostro Paese è nato un piccolo gruppo di attivisti su Facebook chiamato <a href="http://www.facebook.com/pages/Wikileaks-ITA-supporters/180366778647533?v=wall">Wikileaks ITA supporters</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Scarica i documenti che parlano di noi: <code><a class="downloadlink" href="http://www.alessandroiavicoli.it/downloads/Wikileaks-Italy.pdf" title="Version1.0 downloaded 282 times" >Wikileaks-Italy.pdf (282)</a></code></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Benvenuto!</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 06:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro I.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

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		<description><![CDATA[Internet è per sua natura una Rete di portata globale. Ciò significa che quanto si ha a che fare con Internet occorre adottare una visuale ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/internet.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-600" src="http://www.alessandroiavicoli.it/wp-content/uploads/2011/01/internet.png" alt="" width="576" height="262" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Internet è per sua natura una Rete di portata globale. Ciò significa che quanto si ha a che fare con Internet occorre adottare una visuale quanto più ampia possibile, ovvero pensare a livello planetario. L&#8217;estensione della Rete ha semplificato la creazione di grandi comunità nella quale i singoli individui sono fisicamente dislocati ovunque nel mondo: Internet è il mezzo di comunicazione che ha permesso la nascita e la crescita di comunità che hanno letteralmente cambiato il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">La Rete non è l&#8217;unico mezzo di comunicazione di massa. I più comuni sono, infatti, la televisione, la radio e la stampa. Tuttvavia Internet offre una caratteristica in più, mai vista prima, che è quella caratteristica che permette a <em>chiunque</em> di interagire, partecipare e diffondere senza limiti le informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa peculiarità rappresentano quelle caratteristiche di partenza che hanno dato vita ai Nuovi Media, ovvero i mass media che usano Internet come principale mezzo di propagazione delle informazioni. Il lettore certamente saprà che praticamente qualsiasi quotidiano su carta stampata è ormai affiancato dalla sua versione on-line.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, grazie alla libertà di diffusione delle informazioni offerta dalla Rete, numerosissimi cittadini, individualmente o in gruppo, hanno messo le loro conoscenze e competenze a disposizione della collettività. A livello globale, infatti, esistono oggi milioni e milioni di siti internet curati da esperti di ogni settore, il cui contenuto è spesso di ottima fattura, così come siti internet di semplici opinionisti. Contemporaneamente, grazie a numerosi sviluppatori animati da passione e competenza, si sono costruiti i primi siti internet dinamici, i quali hanno contribuito a quello che oggi viene chiamato Web 2.0, ovvero gli strumenti in uso dai Nuovi Media.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più comune ed anche più semplice di questi, nella forma e nella sostanza, è il Blog.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è così che ho deciso di immettermi in questo flusso e raccontarvi cosa si vede e cosa si sente da qui dentro dando uno sguardo alla tecnologia che a mio avviso ha migliorato il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguro a tutti i lettori una Buona navigazione!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Alessandro Iavicoli</em></p>
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