Due parole su OpenOffice e LibreOffice

22 ott 2011 3 Commenti

La nascita di LibreOffice ha creato un po’ di scompiglio negli utenti che già a fatica distinguono un programma da un altro. Alla base di questa confusione non c’è la scarsa competenza informatica, ma la mancanza di un’adeguata informazione che spieghi, con parole semplici, chiare e e di uso comune il contesto e le opportunità di scelta a disposizione dell’utente . I programmi per l’ufficio, infatti, sono evoluti nel tempo e coprono le aspettative sia dell’utente minore che dell’azienda più esigente. Questo genere di software è formato, in realtà, da una suite di applicazioni raccolte in un unico prodotto finale. Per questa ragione si preferisce parlare di “pacchetto” quando ci si riferisce al software per intero e lasciare così il programma alla singola applicazione.

Microsoft Office, per esempio, è il più noto fra tutti i pacchetti per l’ufficio e l’intera suite comprende i programmi più comuni fra cui Word, Excel, PowerPoint ed Access.

Probabilmente a causa della (riuscitissima) politica di marketing della Microsoft, il pacchetto Office si è diffuso così largamente da diventare non solo lo standard de facto dei prodotti per l’ufficio ma anche il più conosciuto. Inoltre, all’acquisto di un computer viene sempre allegata una versione di Office anche se con limitazioni nell’uso.

Tuttavia Office non è l’unico nel suo genere ed anzi ci sono davvero tante applicazioni che aiutano nello svolgere le comuni attività al computer. Il suo primo concorrente nel mondo Windows è stato certamente OpenOffice, nato dalle ceneri di StarOffice, un programma della StarDivision acquistato dalla Sun Microsystem nel 1999. La società, nota anche per il linguaggio di programmazione Java, decise di rilasciare i sorgenti di StarOffice alla comunità di sviluppatori di software libero: il nome mutò in “OpenOffice.org” anche se chiamato comunemente OpenOffice, e l’intero pacchetto venne distribuito gratuitamente, compresi i sorgenti.

L’icona simbolo del pacchetto è rappresentata da gabbiani in volo stilizzati, in segno di libertà, e le applicazioni sono Writer, Calc, Impress, Base e via dicendo: ciascuna svolge il compito del corrispettivo programma di casa Microsoft.

OpenOffice divenne in breve tempo, e per molti anni, lo strumento più utilizzato in ambiente Linux e compromise seriamente la leadership della Microsoft nelle piattaforme Windows. Curiosamente, tuttavia, i computer non hanno mai predisposto un’installazione di OpenOffice funzionante, nonostante la confermata validità del prodotto e la disponibilità in forma gratuita scaricabile dal sito ufficiale.

Le due caratteristiche chiave di OpenOffice che lo elevavano erano (e sono) la stampa dei documenti in formato PDF, con le conseguenti comodità che ne derivavano, e il formato ODF – Open Document Format, formato di documento aperto (dove “aperto” va inteso nel significato di “libero” – che tutt’ora regna sovrano nelle applicazioni gratuite.

L’ascesa di OpenOffice è iniziata, quindi, all’inizio del secolo, ma è dal 2003 ad oggi che abbiamo assistito ai suoi anni migliori e precisamente dalla versione 2.0 alla 3.0.

A gennaio 2010 la Sun Microsystem viene acquisita da una società più grande, la Oracle, che pertanto si prende carico anche del progetto, a cui affianca il nome dell’impresa. Il pacchetto diventa così Oracle OpenOffice. Nel settembre 2010, tuttavia, alcuni sviluppatori hanno fondato il  The Document Foundation, distaccandosi da Oracle, la quale non ha preso parte all’iniziativa ed ha conservato il marchio OpenOffice.org.

Gli sviluppatori decisero allora di ripartire dall’ultima versione di OpenOffice creandone un fork, ovvero una copia identica del programma sulla quale proseguire autonomamente negli sviluppi futuri. Il programma venne registrato come LibreOffice e affianca sin da subito partner di ottima fattura come Canonical (la “casa” di Ubuntu Linux), Google (che ha sviluppato Google Document, utilizzabile interamente via internet), Novell e Red Hat.

La storia termina qui, dove inizia il tempo presente.

Il programma riparte così immediatamente e nel giro di qualche mese vengono forniti i primi rilasci. Il colore di base è il verde e le icone, inizialmente monocromatiche, vengono poi sostituite con immagini semplici di documenti. In breve tempo LibreOffice diventa il pacchetto di base delle nuove distribuzioni di Linux e un po’ alla volta entra anche nel mondo Windows e Macintosh. A distanza di meno di un anno la The Document Foundation completa la prima stable release, ovvero la prima distribuzione ufficiale, che viene scaricata da oltre 1.3 milioni di utenti.

OpenOffice, invece, ha subìto una sorte differente: la Oracle ha abbandonato il progetto cedendolo alla fondazione Apache; progetto che, a quanto pare, è destinato a morire nonostante sia tutt’ora l’alternativa dominante al pacchetto di Microsoft.

Fra qualche mese, a mio avviso, assisteremo alla divulgazione di LibreOffice ed una volta che ci si abituerà al nuovo pacchetto potremo dire addio al “vecchio” OpenOffice. A chi è ancora indeciso, infatti, consiglio di utilizzare LibreOffice: non manca molto che, ne sono sicuro, assisteremo anche al sorpasso sul gigante Microsoft.

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Laureato in Informatica, mi occupo di Internet e Nuovi Media, Social Network e software libero.

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2 Commenti a “Due parole su OpenOffice e LibreOffice”

  1. [...] La nascita di LibreOffice ha creato un po’ di scompiglio negli utenti che già a fatica distinguono un programma da un altro. Alla base di questa confusione non c’è la scarsa competenza informatica, ma la mancanza di un’adeguata informazione che spieghi, con parole semplici, chiare e e di uso comune il contesto e le opportunità di scelta a disposizione dell’utente . I programmi per l’ufficio, infatti, sono evoluti nel tempo e coprono le aspettative sia dell’utente minore che dell’azienda più esigente. [...] Leggi l'articolo completo su Alessandro Iavicoli – La Rete che sta cambiando il mondo [...]

  2. Serena scrive:

    Condivido il fatto che si sta andando sempre più verso l’utilizzo del software libero. E il salto di qualità si ha quando esso viene utilizzato dalle Amministrazioni Pubbliche. Il Trentino su questo sta già facendo dei passi da gigante diventando cosi un modello da imitare per tutti i cittadini e per altre realtà organizzative. Il comune di Rovereto, ad esempio, ha adottato software open source già da tempo. Nel comune di Trento l’Azienda Sanitaria si è posta come obiettivo di adottare software liberi entro il 2012, calcolando un notevole risparmio, e dal 2010 è partito un progetto chiamato “ABC computer” con l’obiettivo di avvicinare tutti all’utilizzo di software libero. Anch’io ho iniziato da poco ad utilizzarlo e, invito anche voi a fare altrettanto!

  3. Alessandro I. scrive:

    Sì Serena. L’Azienda Sanitaria ha stimato che la migrazione verso software libero permetterà di risparmiare ogni anno circa 1 milione e mezzo di euro. E il passaggio avverrà “solamente” per i programmi di ufficio: il sistema operativo resterà, per ora, Windows ma il responsabile del Servizio sistemi informatici fa sapere che è intenzionato a cambiare pure quello. L’Azienda Sanitaria per ora si limiterà ad adottare OpenOffice. Questo solo fatto fa risparmiare quella cifra: figurarsi se tutta la Pubblica Amministrazione si comportasse allo stesso modo…
    Il comune di Riva, che è stato uno dei primi in trentino ad adottare software libero, risparmia ogni anno circa 50 mila euro che altrimenti andrebbero spesi tra licenze Microsoft e soluzioni proprietarie varie. Negli ultimi 5 anni il risparmio calcolato è salito a 70 mila euro.

    Utilizzare software libero non è solamente una questione di risparmio economico, è un fatto culturale che i comuni che vogliono definirsi “virtuosi” dovrebbero appoggiare.

    Tu che hai da poco iniziato ad usare software libero avrai notato che all’inizio tutto sembra “strano” ma poi una volta che ci si abitua si impara ad apprezzarlo in tutto e per tutto!

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